Santiago!!!

Quando tutto, o quasi, si compie.

Viene caldamente consigliata la visione del video PRIMA della lettura dell’articolo, con VOLUME ACCESO, in quanto l’audio è fondamentale.

L’impresa oggi non è solo giungere finalmente a Santiago,non sono i 15km che ci aspettano, ma arrivarci in tempo per la messa dei pellegrini italiani delle ore 10.

A Michele sono venute l’ultimo giorno, delle vesciche e anche se sono piccole, sono tante e fastidiose. Camminare non è proprio facilissimo come i giorni scorsi.

Per tentare l’impresa partiamo alle 4,30 della mattina. Camminare così al buio è difficile perché ti torna sempre il sonno addosso. Le prime due ore sono dure, a turno abbiamo tutti un cedimento. Sappiamo già come si fa, portiamo pazienza. Ci fermiamo una volta in più, acqua, pane,frutta e cioccolata aiutano.

È ancora buio ma ne mancano solo 8!

L’arrivo della luce facilità molto le cose e vedere la città in lontananza galvanizza tutti. Siamo così contenti che dobbiamo un attimo risistemarci perché qualcuno addirittura corre. Vogliamo arrivare insieme. Insieme siamo partiti, insieme abbiamo camminato, insieme vogliamo arrivare.

Ogni freccia è accolta con le grida e il conto alla rovescia dei bimbi. Più ci addentriamo in città più si fa difficile la strada, perché Santiago è in cima a un monte.

Arriviamo in piazza alle nove in punto con le campane che suonano l’ora. Siamo felicissimi!!! Siamo giunti e arrivati in tempo. Ci aspetta il nostro amico Alessandro che è arrivato due giorni fa.

In piazza non c’è nessuno e la cattedrale è accerchiata da lavori. Facciamo colazione in fretta per andare a messa.

Nella chiesa dove si celebra la messa per i pellegrini italiani conosciamo don Fabio,padre guanelliano, responsabile dell’annuncio e dell’accoglienza dei pellegrini a Santiago. Ci fa un sacco di feste e una piccola catechesi sui pellegrini e sul pellegrinaggio. Parla sempre rivolto ai bimbi e non si risparmia nel dire la verità sul cammino di un tempo e su quello di oggi. È molto bravo nel coinvolgere i bimbi, nel raccontare la storia di San Giacomo e del cammino, alternando domande ai bimbi sul loro pellegrinaggio e come lo hanno vissuto.

Purtroppo non può fermarsi per la messa perché deve compiere giri come responsabile del suo ordine. Ci scambiamo i contatti perché scatta subito un ‘intesa che fa presagire che ci rivedremo presto. Ce lo promettiamo proprio.

Corriamo a cercare una messa da lui indicata in cattedrale. Arriviamo al pelo. Affianco alla cappella in un angolo, c’è un prete anziano che confessa. Ne approfittiamo tutti, e se anche noi non capiamo e lui non capisce l’essenziale viene detto e fatto. Siamo salvi! Confessati, messa e visita alla tomba.

In tutto questo trambusto appoggio il marsupio in chiesa e lo dimentico, quando me ne accorgo è ormai troppo tardi, non si trova sotto la panca e nemmeno agli oggetti smarriti, evidentemente è piaciuto molto a qualcun’altro.

È come perdere un pezzo di pelle. Non perdo solo un oggetto, ma una parte di cammino di vita fatto con quattro figli. Con quel marsupio ci abbiamo portato i gemelli, Maria Marta e Anna. Porta con sé sudore e lacrime che ogni mamma conosce. Chi è abituato a portare tanto i bimbi in fascia come faccio io, sa che non sono solo oggetti.

Tomba di San Giacomo. Qui abbiamo depositato e pregato per tutti quelli che c’è lo hanno chiesto! Siate certi della Sua grazia.

Salutiamo Alessandro che parte per andare in aeroporto. Anche con lui rimane la promessa di rivedersi in Italia.

Adesso ci aspetta di ritirare la compostela, cioè l’attestato che racconta che abbiamo compiuto il pellegrinaggio. Arriviamo in questa via con un sacco di ragazzi seduti per terra in attesa. Noi abbiamo davanti cento numeri. Aspettiamo pazientemente. Mentre siamo agli ultimi step uno degli inservienti ci chiede l’età dei bimbi. Ci dice che Maria Marta non può riceverla perché non ha sette anni e si presuppone che prima dei sette anni e della comunione non si abbia consapevolezza di un cammino di fede.

Maria Marta capisce tutto anche se l’inserviente parla spagnolo e inizia a piangere “non è giusto io li ho camminati tutti!”

Noi ci mangiamo le mani, perché pochi mesi fa stavamo per farle fare la prima comunione, ma visto i suoi 5 anni abbiamo preferito aspettare. Anche allora pianse, ma adesso è diverso, lei davvero in questo pellegrinaggio c’è stata fino in fondo. E sul suo cammino di fede siamo più che testimoni della sua consapevolezza. Decidiamo di mentire. Quando tocca a noi dichiariamo che ha sette anni.

Ottiene la sua compostela pure lei, che considerata la lunghezza delle sue gambe è come se avesse fatto 400km.

All’uscita incontriamo di nuovo i nostri amici seminaristi. Ci scambiamo i contatti e scattiamo una foto. È l’occasione per altre belle chiacchiere e promesse reciproche di preghiere.

Il nostro pomeriggio prosegue nel trovare il nostro albergue che è esattamente dall ‘altra parte della città ed è il primo alloggio parrocchiale in cui stiamo. Costa poco e anche se lontano fa per noi.

Dormiamo tantissimo e forse finalmente ceniamo a un orario spagnolo.

Il nostro raccontarci si ferma un attimo qui . I prossimi giorni Manuel, l’Ospitalero di uno degli Albergue precedenti, ci ha trovato una casa al mare dove riposare. Nei nostri programmi avevamo calcolato più giorni di cammino, i bimbi ci hanno enormemente sorpreso. Abbiamo l’aereo di ritorno tra più di sette giorni.

Intanto, tanti hanno parlato di noi, prima tra tutti Giulia, che ci ha cercato subito. Vi lascio il Link sotto dell’intervista.

Famiglia con sei figli a Santiago: in cammino verso il cielo

Torneremo a raccontare tanti altri aspetti e a tirare le somme di quello che è stato. Tante cose preferisco farle decantare un po’.

Una sola cosa ci teniamo a raccontare. In questi giorni in diversi hanno voluto intervistarci, o tanti amici si sono congratulati per l’impresa compiuta. A noi non pare di aver fatto chissà che, visto da dentro è tutto più tranquillo e normale di ciò che sembra da fuori. In fondo abbiamo camminato e siamo stati noi otto insieme, come già facciamo. I veri eroi sono stati i bimbi. Loro davvero hanno fatto qualcosa di grande e di unico, che potranno raccontare a lungo. Loro sono davvero stati entusiasti ed obbedienti, si sono macinati tutti questi chilometri con le loro gambe. Io sono sorpresa di questo, dalla loro voglia di stare dentro a un progetto grande che intravedono appena e sono sorpresa da Dio che continua a fidarsi di noi.

Pubblichiamo tutto con molto ritardo perché non abbiamo più avuto possibilità di usare una connessione.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno seguito, chi ha pregato per noi e chi sul cammino è stato per noi il buon sammaritano. A tutti, che il buon Dio vi ricompensi con la sua infinita bontà.

Buon cammino!!

Ci siamo quasi : O Faramello

Quando manca solo un passo….

Partiamo tardi rispetto ai nostri orari perché siamo molto stanchi. Dormire di più fa bene a tutti. Fino a mezzogiorno farà quasi freddo. In questo modo facciamo tanti chilometri al fresco nonostante il nostro ritardo. Quando uscirà il sole opteremo per fermarci tante volte. Alla fine arriviamo a metà pomeriggio ma abbiamo fatto più di 20km.

Tutto il tragitto è in mezzo a paesaggi stupendi e stupenda è la nostra consapevolezza di sapere che questa è quasi la fine. Al risveglio domani andremo dentro la cattedrale di Santiago,saremo sulla sua tomba.

Per tutto il percorso la gioia e la nostalgia un po’ si mischiano. La gioia, per essere finalmente giunti e la nostalgia perché sappiamo che arrivando tutto finirà. Parliamo spesso in quel giorno, di quale pellegrinaggio potremmo fare dopo.

La mater dei

Bologna Assisi

Il pellegrinaggio di San Michele

Santiago per il cammino francese

È bello sentire che oltre le fatiche nessuno è scontento di ciò che è stato fatto. Personalmente, la cosa più brutta la imputo a me stessa. Scoprirsi, vedersi in verità è doloroso. La verità è bella sempre, ma a volte ti ferisce e starci davanti non è facile.

Una delle soste è preso una chiesa molto bella che contiene una riproduzione della statua di Santiago. È occasione per noi per riaffidarci e raccontare di nuovo la storia dell’apostolo e del suo intervento prodigioso nella battaglia di Clavijo il 23 maggio dell’ 844. Alla fine abbiamo fatto bene a prolungarci perché purtroppo in cattedrale non siamo riusciti ad entrare.

O siamo molto stanchi o qualcuno ha avuto una bella idea!

Questo paesaggio tanto bello mi aiuta con Maria Marta che affaticata inizia a piangere. Cerco di farle vedere il bello attorno,e che senza neanche chiedere arriva una brezza fresca che ci aiuta nel cammino. Quando si ferma la brezza, abbiamo un passaggio di strada all’ombra. Dopo un po’ mi dice che ha sete e la invito a fidarsi che arriverà anche l’acqua. Mi chiede “e se non c’è una fontana?” Le rispondo”Busso in una casa e la chiedo “. Sto quasi per farlo quando arriva l’acqua e pure fresca. E poi pure un passaggio!

Giungiamo infine al nostro albergue un po’ fuori il cammino ma immerso nel bosco. Per la prima volta dormiremo con vestiti lunghi perché fa freddo.

Santiago è lì, a 11km di strada per le macchine, a 15 km a piedi per noi. Dopo tutta la strada fatta ci sembra una sciocchezza quello che ci attende, eppure anche l’arrivo avrà le sue fatiche, i suoi dolori, i suoi pianti e le sue gioie.

Nella nostra vita tutto ci è dato in dono. La vita, dal suo primo e invisibile sussulto nascosto anche alla mamma che ci porta in grembo, gli affetti che ci sostengono, il necessario per farci proseguire e anche la fine comunque giunga, è un dono perché ci apre le porte del cielo a cui per tutta la vita tendiamo. Anche sul cammino tendi a una meta e quando sei in prossimità di lasciare il cammino per giungere alla metà ti dispiace. Una volta si insegnava a pregare per poter avere una morte santa. Noi ieri abbiamo chiesto di giungere insieme in modo santo e di proseguire da santi. I santi sono coloro che si sanno piccoli e in necessità di tutto, prima di tutto del perdono di Dio.

Giungeremo a Santiago nella solennità del perdono di Assisi. Noi non avremmo saputo fare programma più bello!!

Tappa a O Pino (valga)

La grazia più grande?….lasciarsi voler bene li dove siamo più insopportabili e ripartire sempre.

Partiamo con più calma, ma tra le nuvole e l’alba galiziana è buio. Usiamo le torce in un punto solo perché entriamo nel bosco.

Non è una tappa particolare,semplicemente un passaggio da un punto all’altro. Siamo stanchi, tutti. Stanchi di camminare, anche se i 15 km li finiamo in leggerezza, stanchi delle sveglie presto e di alloggi pieni di regole che si contraddicono tra loro e con le regole di igiene basilare.

Stanchi perché volersi bene, voler bene agli altri è difficile, non ne siamo capaci. Ma nessuno mai ce lo dice che l’amore è difficile, faticoso e che richiede sudore. In verità Gesù ce lo ha detto, anzi ce lo ha fatto vedere. Ma noi non gli crediamo. Ubriachi di questa cultura romantica, che ci racconta che l’amore è quella pappetta da telefilm in cui lui, indovina cosa vuole lei,senza che neanche parli.

Fantascienza!

Che poi non capisco perché non ci facciano mai vedere la cosa all ‘incontrario. Di cui ho estremo terrore perché mio marito ha desideri tecnologici di cose che non capisco e tanto meno so pronunciare. Figurati se indovino!!!!

Per non parlare dei figli, di cui ciclicamente sono convinta di aver sbagliato tutto.

Uno vuole le cose spiegate in maniera diretta ma semplice,stile sergente istruttore, ma poi da solo, ti chiede la dolcezza dei baci perugina.

Una vuole tutti i frondoli,i salti, i fiori, i colori, i ghirigori possibili. Lei vuole tutto! Sempre!

L’altra che se non le fai fare un salto carpiato con piroetta e spaccata, insieme ad un bacio sulla fronteguanciamanogamba pesta i piedi da fare buchi per terra (santa la vicina che mi abita sotto!!).

E poi gli altri due, di cui proprio non mi spiego come possano aver coabitato dentro di me per otto mesi. Uno la cresta, l’altro no. Uno doccia si, l’altro no. Quello che vuole le scarpe nere, l’altro azzurre. Uno sempre pronto a saltarti sul collo e l’altro a riempirti di baci, magari quando cerchi di ricordare il pin del bancomat alla cassa! Uno che vuole fare tutto da solo e l’alto che ti dice sempre che non riesce.

L’amore è saper stare dentro questa cosa qui. In tutto questo casotto che sono i nostri cuori, le nostre menti. Saper tenere insieme otto teste diverse, che spesso parlano tutte insieme e tutte hanno desideri e necessità legittime.

L’amore puzza di magliette sporche da lavare, del tuo piede sulla mia faccia mentre dormiamo, delle tue puzzette mai gradite nei momenti meno simpatici, delle tue richieste insistenti, dei cambi d’umore, delle tue scarpe lasciate in giro, delle cose chieste centoventi mila volte seguendo millesettecento teorie pedagogiche diverse senza ottenere che vengano fatte.

L’amore ferisce quando ti inchioda li dove non vuoi stare, sotto il sole a camminare, a cercare un posto dove mangiare, in mezzo a voi che urlate litigando per stare seduti su una panca o a chi sputa più lontano, ad ascoltare i vostri viaggi fantasiosi sui sassi raccolti; che prima sono sassi, poi caramelle, poi pappa,poi cacca, poi una bomba ” dai lancia e scappiamo!” 

Io non lo so come si fa, non so come ci riesco e se ci riesco. So che quando mi arrendo a volerci riuscire e stremata mi abbandono alla realtà, allora dopo aver detto ” Signore fai tu…” mi sovviene in mente, sempre, la preghiera alla Spirito Santo. Non la dico neanche tutta, semplicemente mi sussurro “…dammi un raggio della tua luce…”.

Io lo so che quel raggio può fare tutte quelle cose super che dice la preghiera. È già successo tante volte. Eppure ogni giorno, ogni momento bisogna ripartire.

Sempre di più scopro nel cuore, che il problema non sono gli errori o il peccato, ma l’arrendersi e credere che non si possa ripartire. Il perdono in fondo è sempre questo. Alzati, sei salvo, riparti.

Mi chiedo ultimamente se sia la croce a farci stendere le braccia o se siamo noi a stenderle su di lei.

Chi ci aiuta nel quotidiano a rimanere inchiodati con le braccia aperte?

Andiamo a letto stremati. Un sussurro nel cuore ci dice di dormire di più, che il giorno dopo, anche se partiamo tardi, ci sarà tanta ombra.

E così sarà…

Tappa a Briallos

Camminare con altri stimola e sostiene!

Partiamo insieme agli amici conosciuti ieri, a un passo molto sostenuto, i gallesi vanno forte a piedi! Infatti presto ci separiamo e restiamo noi ed Alessandro!

All’ inizio andiamo molto bene, attraverso posti molto belli e una strada mai uguale,sia come tipo di terreno,sia come altitudine. Passate le prime due ore abbondanti, ci fermiamo per una sosta e un caffè. Un signore del posto riconosce le bimbe e ci dice che siamo sul giornale! In realtà, le bimbe sono in secondo piano e l’articolo è abbastanza diffamante. In sostanza, il giorno prima, al noto ostello di Pontevedra, c’era un giornalista spagnolo. Ha scattato qualche foto ai pochi italiani che c’erano e poi ha scritto un articolo in cui parla dell ‘affluenza del cammino (diminuita) e che il 60% dei contagi covid in Spagna, sono a causa del turismo da fuori. Un simpaticone!

Proseguiamo, senza curarci troppo della notizia del giornale. Diventa un ‘occasione perché Alessandro, che ha studiato sia portoghese che spagnolo, ci spieghi alcuni aspetti storici dei due popoli.

Attraversiamo la ferrovia, peschiamo acqua da un pozzo e poi arriva il momento di salutare Alessandro. La sua tappa non è ancora finita,la nostra invece si. Se riusciamo speriamo di vederci domenica a Santiago.

Ovviamente, scattiamo le foto di rito

È bello condividere un pezzo di cammino e quando ci si trova affini, offrirsi per rivedersi nelle rispettive città.

L’albergue che ci ospita, per il covid, è stato totalmente azzerato. Noi occupiamo tutti i suoi sei posti letto.

Ci siamo solo noi,aspetto bello dopo tanti giorni di ostelli grandi e chiassosi. Affianco alla struttura, c’è un “ristorante”, che ci concede la possibilità di mangiare dentro al fresco i nostri panini, consumando un solo menù del pellegrino. Scambiamo diverse chiacchiere con la proprietaria e la figlia.

Alla sera il bar/ ristorante è ancora aperto e ci riserviamo un momento tutto nostro.

P.s. Nell’articolo di ieri il video non si poteva vedere, ora si può vedere, avevamo sbagliato l’impostazione di pubblicazione.

Pontevedra

Quando riesce lo scambio delle cuffie e scopri dei fratelli nella fede sul cammino.

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In questo giorno caldissimo ci attende una lunga tappa. Da adesso, fino alla fine, le tappe sono quasi obbligate. Ci attendono tutti tragitti tra i 15 e i 20 km.

Partiamo sapendo di avere un po’ di tempo perché il rifugio che ci ospita è una storica struttura del cammino portoghese,ma non apre prima delle 13,30.

Ormai siamo molto ben rodati. La prima ora di cammino è silenziosa per non dare fastidio ai paesi in cui passiamo in mezzo . Solitamente dopo le preghiere del mattino parliamo poco e con il fresco siamo molto veloci.

All’arrivo della luce i calorosi si tolgono la felpa e gli affamati fanno la seconda o terza colazione. Siamo come gli hobbit noi!

Vediamo anche quattro pellegrini addormentati all’inizio della nostra prima salita. Da mamma mi sono costa se fosse una scelta o se non avessero trovato alloggio.

La prima salita di oggi regala questo panorama!

20 chilometri sono lunghi ma ormai i bimbi li hanno nelle gambe. Con le soste giuste e l’acqua andiamo bene. Il rosario regala sempre energie nuove.

A un certo punto, quando siamo ormai giunti, un fatto tipo ci affianca e ci chiede ” Ma queste cuffiette sono vostre?” È Alessandro che con altri quattro amici ci ha riportato le cuffie perdute!!

I famosi amici di Alessandro sono due seminaristi e un bombeiros portoghese. I seminaristi fanno parte della comunità San Pietro. All ‘inizio gli scambio per sacerdoti e gli chiedo di confessarmi e se ci dicono una messa. Mi confessano che anche loro lo vorrebbero ma non trovano nulla. Condividiamo un rosario insieme tra italiani, portoghesi, Gallesi e tedeschi. Sapete come abbiamo fatto? In latino!! Lingua della chiesa cattolica e appunto universale!! Con il latino nessuno è escluso e anche chi zoppica alla fine lo sa. Parliamo di tante cose lungo la giornata con loro è bello trovare amici di Gesù sulla strada e condividere un po’ di preghiera.

Pranziamo insieme e poi riposiamo. Da domani per una tappa saremo in compagnia.

Ai bimbi riserviamo sempre un parco nel tardo pomeriggio prima di sera, se lo troviamo, perché far venire l’ora spagnola per mangiare è lunga. A volte hanno anche l’occasione di conoscere bimbi nuovi e capirsi. Hanno praticamente esercitato tre lingue in questa vacanza; inglese, portoghese e spagnolo. Non male per sei fanciulli che non si sono mai seduti a un banco.

Redondela

Proseguendo attraverso la Galizia, rileggendo la grazia del matrimonio.

Alla mattina, quando partiamo è buio e freddo. Ci sono alcuni tratti affianco a una super strada molto brutta. Meglio con il buio che con il caldo. Devo aver accumulato tanta stanchezza,faccio davvero tanta fatica. In realtà, gli aiuti affianco sono molti ( per dire è rimasto nuvolo fino a mezzogiorno) eppure io non ho nessuna voglia di proseguire. Al culmine della stanchezza, arrivo a farmi un sacco di domande.

Ma perché siamo venuti?

Ma noi una vacanza normale ogni tanto no?

Ma uno sraio e una birra ci facevano tanto schifo?

Ma esattamente poi perché ho detto di sì con tanto entusiasmo?

Non ho cercato una risposta ieri. So che ad alcune domande, quando si è nella fatica, non va lasciato spazio. Le nostre risposte non sarebbero vere e oggettive.

Oggi riposata, provare a raccontare tutto mi sembra più facile e sensato. Ci trovo anche una piccola e grande verità che ho vissuto altre volte.

Ho ringraziato per il sacramento del matrimonio che quando non stipuli in leggerezza (è più bello sposarsi in chiesa) ti tiene li e ti sostiene. Ieri, potevo solo andare avanti, non avevo alternative, dovevo anche darmi un contegno perché sono io, insieme a Miki, che portiamo avanti la baracca. Se strippo io, strippano un po’ tutti.

Quando diventa difficile, senza un motivo chiaro da risolvere, avere una sola via, non avere vie d’uscita, è ciò che ti permette di arrivare in fondo da vincitore.

Ieri io non avevo voglia e forze, anzi ero piena di dubbi, mischiati a un po’ di rabbia per la salita,la fatica, il sonno. Sono solo rimasta a camminare e credo davvero che il resto lo abbia fatto qualcun altro. Miki per primo, che con lo zaino si è caricato pure Anna e poi tanta tanta grazia! Io neanche ricordo bene tutta la tappa ed infatti non ci sono molte foto.

La grazia del matrimonio e delle consacrazioni è proprio questa, stare quando tutto sembra sbagliato, brutto, fastidioso e tutto il resto desiderabile. Compiere una scelta che non ha vie d’uscita è ciò che ci permette d’amare davvero l’altro, donarsi davvero fino in fondo. Lasciarsi amare davvero li dove siamo insopportabili!

Che grazia dover solo restare a camminare. Obbedire solo a questo “stare”, vedere che il roveto non si consuma e che dopo le giare sono stracolme di un vino nuovo. Perché la nostra gioia sia piena, è necessario stare.

P.S. per chi si chiedesse la risposta alle domande….

Sono venuta perché me lo ha proposto Michele e compiere un cammino, insieme con i figli, per i dieci anni di matrimonio mi sembrava il miglior modo per festeggiare, ringraziare, proseguire e perdonare perché il cammino si fa perDono a qualcuno, ed il cammino è il perdono di Dio per noi. L’espiazione nella chiesa è da sempre raccomandata e sostenuta. Siamo peccatori e Dio ci perdona sempre, ma poi c’è la penitenza. Gesù non ci va per il sottile nel vangelo ci dice di “sforzarsi perché la porta è stretta “. Le vacanze normali sullo sdraio, non le abbiamo mai fatte perché ci annoiano e poi noi non programmiamo mai vacanze è il cielo che ci offre opportunità. Questa è la prima che pensiamo noi. La birra non mi piace ed ho risposto con tanto entusiasmo perché Michele da sempre è l’unico che ha sogni e obiettivi tanto grandi almeno come i miei, non sulla carriera, ma sulla vita eterna.

Una meta meno del paradiso a noi non ci interessa!

O Porriño

Quando il brutto ti abbraccia e ti chiedi perché?

Nella vita di tutti si attraversano strade che possiamo definire brutte, proprio schifose. Dove respiri odori davvero nauseabondi, colori spenti,sensazioni sgradevoli e a volte anche compagnie antipatiche.

La tappa di oggi e la città che ci ospita sono state così. Dopo un ‘inizio solitamente tranquillo e isolato tra paesi e bosco siamo giunti alla periferia industriale di O Porrigño. Una lunghissima strada al sole in mezzo alle fabbriche. Certi odori strani, un miscuglio tra panetteria, dolci, pesce impanato e benzina.

Edifici industriali nuovi affianco a casermoni da abbattere ed una città che sembra pensata uguale alla zona industriale. Vecchio e cadente si mischiano con nuovo e sfacciato.

Lungo la via incontriamo molti pellegrini con nessuno riusciamo a fare qualche scambio di parola. Chi ci accoglie all ‘albergue è super preoccupato per il covid e ci da mille indicazioni. Dentro di me penso che quel posto in Italia non aprirebbe neanche senza covid e vederlo tanto agitato mi fa un po’ tenerezza.

Penso agli amici e parenti a casa che sono impazziti a far ripartire impianti, negozi e strutture rispettando mille paletti e in questa stanza ci sono ammassati nove letti a castello con un bagno.

A volte ti viene proprio da chiederti ” Ma perché sta roba qui?” Oggi durante la strada mi dicevo “adesso è brutto ma poi arriveremo in un bel posto ” ed invece no. Mi è rimasto in bocca solo un “ma che schifo!”

Non ho risposte, credo che semplicemente esistano momenti e città così,brutti. Non so dire che significato abbiano,sicuramente apprezzare tutto il resto, sicuramente percepire in noi il desiderio di qualcosa di più,di qualcosa di bello. Ma non ci basta, non vorremmo viverle certe situazioni; che tutto sommato noi sappiamo anche momentanee. Noi abbiamo bisogno del bello oggi, della salvezza oggi. Alla fine guardando il tutto, sarà un solo giorno brutto su tantissimi belli.

Fare memoria mi ha aiutato a cambiare marcia, a ripartire mille volte oggi, davanti alle tante cose sgradevoli che mi sono state offerte. Perché mi siano state offerte non lo so, inspiegabilmente anche la giornata di oggi valeva la gioia di essere vissuta. Anche oggi nonostante tanto grigio c’era motivo di sorridere.

Alla fine eravamo noi insieme, ancora!

Arriviamo a Tui in Spagna!!

Quando la realtà offerta non va secondo i tuoi piani e ti cambia tutte le carte in tavola : alloggio, orari, temperatura, lingua ed è molto meglio di ciò che hai progettato tu.

Per continuare a godere del fresco partiamo presto. Attraversiamo paesi e zone industriali completamente vuote. Incontriamo molti cani randagi e solo quando siamo già in Spagna salta fuori il sole. Per tutta la mattina il contatto per l’albergue non risponde.

Michele da ottimo capo di famiglia è preoccupato perché arriviamo a Tui e non siamo certi dell ‘alloggio. Nel passaggio di confine inizia il caldo e cambia l’ora ma il nostro contatto non ci risponde.

Facciamo una piccola sosta in cattedrale dove ammiriamo le meraviglie che la fede e la devozione hanno saputo creare durante i secoli

La cattedrale di Santa Maria è in stile gotico, costruita nel 1120 e consacrata nel 1225 la Cattedrale di Santa Maria de Tuy è senza dubbio la risorsa turistica più importante a livello artistico e monumentale di questo comune. Alla faccia dei secoli bui medioevali guardate che spettacolo!

Fuori ci viene incontro in ragazzo, un pellegrino dei giorni scorsi gli ha parlato di noi. Ci ha riconosciuto e viene a salutarci. Ci regala anche un suo acquarello!

Arriviamo al nostro Albergue e la proprietaria rimane sorpresa dall’età dei figli. È un po’ in imbarazzo perché ci ha detto di avere posto ma ha appena accolto un gruppo e ora non ha più spazio. Ci propone una soluzione in una casa con otto posti letto, cucina, due bagni, lavatrice; a 200m, per un costo pure più basso.

Una parte del corridoio

Quando arriviamo ci sentiamo subito a casa. C’è una cucina ginormica, lavatrice, lavastoviglie, un lettino per Anna, un seggiolone e l’idromassaggio!!!!!

Abbiamo pure l’occasione di conoscere le libre e scoprire che ci si può pesare in stone. È molto divertente giocate a convertire il proprio peso!

Il pomeriggio lasciamo a tutti il tempo di riposarsi.

Vorremmo uscire a visitare la città ma scopriamo che in Spagna la domenica è TUTTO chiuso! Anche la cattedrale che è aperta solo per una visita turistica; di un ‘ora con l’audio guida in dieci lingue, ma non in italiano. La mattina siamo potuti entrare perché c’era una celebrazione ed evidentemente nessuno ci ha fermato come avrebbe dovuto. E dire che siamo ben visibili!!

Messi tutti a letto ci riserviamo una partita a dama cinese. Domani si riparte e vi confidiamo che cercheremo di fare un mega aggancio. Michele ha dimenticato le cuffie in uno degli Albergue precedenti ed per giorni è stato in contatto con la proprietaria che gli ha detto che domani le cuffie arriveranno per mano di un pellegrino che farà tappa come noi a Porrino. Troppo bello!!!!

Chiudo la mia giornata con questo pensiero. È inutile per quanto ci sforziamo di rendere la nostra vita perfetta di incastri e programmi noi non controlliamo proprio nulla. Ne abbiamo si l’illusione, ma non è vero. Inspiegabilmente li dove c’è l’errore, la caduta o ciò che sembra la fine; la bontà di Dio ci attende e ci sorprende regalandoci le grazie più gustose.

Vorrei potermi ricordare sempre di vivere così, con questa letizia nel cuore. E adesso che ne ho ricordo nella pelle e nel cuore vorrei non finisse più.

Ottava tappa: Rubiaes-Fontoura

Quando vorresti tornare a casa solo per una S.Messa dove Gesù valga più delle norme igieniche.

Oggi altra tappa dolce per ripartire ma senza esagerare. Ultima tappa del Portogallo perché dopo passeremo in Spagna e da li mancheranno “solo” 100 km.

Partiamo con un po’ di calma perché la strada non è tanta e alla fine ci è parsa una passeggiata. Sbagliamo ancora i tempi ed infatti anche oggi arriviamo prima del previsto.

Nel nostro preregrinare ad un certo punto incontriamo delle mucche,tante mucche. Siamo molto entusiasti,tutti i bimbi eccitati ed urlanti. Se non che, ci accorgiamo che ce ne sono due libere sulla nostra strada ed hanno delle belle corna lunghe,molto lunghe. Una di queste,la prima, è un piccolo vitello e appena arriviamo la sua mamma si fa subito sentire e per noi non è molto rassicurante.

Il vitello rientra nel recinto seguito poi dall ‘altra. Siamo sollevati e riprendiamo il cammino ma dopo pochi passi ne incontriamo altre tre e pure più grandi. Una ci viene in contro e rientra nel recinto le altre due non si muovono. Proviamo ad avanzare noi e le mucche si girano e avanzano insieme con noi nella stessa direzione. Aumentano di poco il passo ci tagliano la strada e si lanciano giù per la collina alla nostra sinistra.

Arriviamo al nostro Albergue e lo troviamo subito bellissimo. Una stanza grande con letti a castello doppi e singoli addobbati con tende per separare un letto da un altro. Fuori una grande distesa di verde e quello che sembra un tentativo di costruire una piscina. Dall’altra parte della strada un parco giochi, il primo non recintato che incontriamo; i bimbi ci si fiondano.

Questa è la piscina. I proprietari l’hanno dismessa perché troppi pellegrini si ubriacavano rendendo poi la piscina un luogo pericoloso
Troviamo anche dei giochi di società per la gioia di Michele

Per finire andiamo a Messa in questa bellissima chiesa piena di nicchie votive e con questo bellissimo altare. Gesù eucarestia esposto lã in alto deve essere davvero bellissimo!Entriamo un po’ prima in chiesa e c’è il parroco che fa catechismo a grandi e piccoli. Ci sembra di sognare dopo giorni di carestia totale sia di chiese aperte, celebrazioni e confessioni. In realtà la messa si rivela molto asettica non riusciamo a fare la comunione sacramentale. Non abbiamo capito perché. Non si può uscire da dove siamo entrati ma tutti stipati dobbiamo passare dalla sacrestia. Nessuno, è dico davvero nessuno si inginocchia a salutare Gesù. Tutti sfilano come se in chiesa non ci fosse nessuno. La comunione spirituale è un grande dono ma come mi dice Benedetta “È più bello quando siamo tutto tabernacolo”. La invito a offrire questa sofferenza sono certa davvero che per Gesù sarà preziosissima. Più che la fatica dei suoi piedi. Ringrazio che i bimbi non mi facciamo ulteriori domande! Questa loro carità mi commuove. So che ne avrebbero davvero tante come infondo le abbiamo noi. Il “Todo poderoso” è davvero poderoso, così tanto che solo lui agnello immolato può lasciarsi trattare così.

Concludiamo la giornata con una cena in cortile. Si sente che ci avviciniamo alla Galizia alla sera è parecchio fresco.

Settima tappa: Labruja – Rubiaes

Il bosco bellissimo che attraversiamo è pieno di sassi da scalare. Li attraversiamo insieme, anche i gemelli si arrampicano come stambecchi. Facciamo ancora più pause per non appesantire mai il cammino proprio a loro. Camminiamo insieme al ritmo della loro curiosità ” Mamma fiore”, “Mamma sasso grande”, “Io bastone”.

Questi ragazzi sono proprio forti!!

Arriviamo in cima! Tutti!

C’è un solo momento di crisi finale e Michele da super eroe fa il babbo e se li carica in spalla. Ma ormai siamo arrivati.

Ditemi voi se non è super?!!!!

Il posto che ci accoglie sembra la cassetta in Canadà. Tutto piccino ma ben definito. Una bella casa in pietra dove con del bellissimo legno chiaro hanno ricavato letti docce e un soppalco

C’è il bastone per i selfi e non lo abbiamo mai usato. Momenti di brio madre figlia.

Facciamo qualche foto con la proprietaria che ci copre di complimenti per i bimbi educati. Mi domando a chi sia abituata visto il casino in casa e i plurimi biomicidi delle sue piante.

Questa è la pagina fb della sua casa https://www.facebook.com/pages/category/Community/NINHO-The-Pilgrim-Nest-366531883544793/

Alla sera Giovanni ci porta il suo super minestrone. Anche oggi ci è stato donato il pane quotidiano!