Esame 2018

Nel turbine di impegni degli ultimi mesi mi accingo a raccontarvi quello che è stato per noi il primo esame di idoneità sostenuto da Gregorio venerdì 22 giugno.

Faccio alcune doverose premesse.

Fin dal primo incontro con la dirigente abbiamo avuto un’accoglienza perfetta. Si è dimostrata preparata, competente e molto accogliente nei nostri confronti. Sapeva benissimo che le nostre richieste erano una nostra legittima dichiarazione.
Essendo una prima esperienza tanti tempi logistici ci sono sembrati strani e lunghi, adesso che abbiamo davvero sostenuto l’esame ne comprendiamo di più alcuni aspetti.
Siamo stati contattati dalla scuola, con una data di esame una settimana dopo la fine delle lezioni curricolari, con la data del 22 giugno.
Abbiamo chiesto un incontro con le maestre che si è svolto il martedì della stessa settimana dell’esame. A questo incontro erano presenti diverse maestre e maestri curiosi di incontrare e conoscere Gregorio.
Avevano letto il suo programma e tutti per una ragione diversa erano incuriositi. Tutti sono stati rispettosi ed entusiasti di conoscerci come famiglia e di conoscere Gregorio e il suo percorso umano.
Hanno preso appunti su come si era approcciato alla scrittura e alla lettura, quali erano i suoi interessi e le sue difficoltà.
Hanno direttamente ascoltato lui sulla “sua scuola a casa” e lui ha raccontato e spiegato cosa gli piace fare, gli strumenti di Bortolato, ha spaziato ben oltre quelli che sono gli obbiettivi minimi e quello che era il programma presentato.
Ci siamo lasciati in un clima disteso, simpatico e collaborativo.

Il 22 Giugno alle ore 9 ci siamo presentati a scuola tutti e sette.
Il clima in casa era tanto tranquillo , che le sorelle più piccole hanno brontolato per un pomeriggio perchè anche loro volevano fare l’esame ” non è giusto mamma anche io so scrivere!”

Gregorio era sereno a suo agio fin dal primo momento.
Lo abbiamo lasciato alle maestre tranquillo e pronto. Contento del suo zainetto in cui aveva la merenda e in cui aveva portato il suo progetto sullo spazio anche se ci avevano detto che non c’era bisogno.

Siamo tornati dopo due ore (tempi concordati con le mestre) e un’insegnante è uscita a dirci che erano in ritardo perchè nel momento del colorare una scheda (sic!) oltre a colorare in modo molto preciso, Gregorio aveva spiegato tante cose riferite alla scheda. Era una scheda di un disegno della fattoria con animali e contorno ambientale.
Abbiamo quindi atteso un’altra mezz’oretta per poi incontrare le insegnanti tutte insieme con noi, i fratelli e le sorelle ed un raggiante Gregorio.

Le prove sono tutte andate molto bene ben oltre gli obbiettivi minimi richiesti per una prima elementare.
Gregorio si è particolarmente distinto per una capacità assertiva notevole; cioè aggirare gli ostacoli e trovare soluzioni davanti ai problemi riscontrati. Capacità che ha saputo dimostrare sia nelle materie più classiche come italiano e matematica, ma soprattutto in inglese; dove ha voluto leggere a tutti i costi. Quando incontrava una parola di cui non era sicuro della pronuncia ne sceglieva un’altra nel vocabolario che possiede per avanzare comunque la lettura.

In definitiva ci hanno detto che si vede che è un bimbo sereno, tranquillo, molto autonomo che sa lavorare con cura. Hanno sottolineato che ha una notevole proprietà di linguaggio anche nella lingua inglese.
Nessuno ha fatto pressioni perché fosse iscritto a scuola o altro. Ci siamo lasciati con l’augurio di proseguire un buon lavoro e di rivederci l’anno prossimo.

L’idoneità è stata ampiamente raggiunta, non abbiamo un voto, non ci interessa saperlo e non lo chiederemo. Conosciamo bene nostro figlio e il colloquio con le maestre ci ha dato una panoramica completa su cosa potenziare nel proseguire la nostra avventura.

Come concludere? direi così….Fuori dalla scuola mentre tornavamo alla macchina ho chiesto a Gregorio : ” Greg come stai? Come è andata questa mattinata?”
” Benissimo , mi sono divertito.”
Non male per un bimbo che a tre anni veniva classificato come timido.

I figli ci sorprendono sempre e questo è un bene perchè ci ricorda che non sono nostri, ma sono un dono che ogni giorno va accompagnato a diventare ciò a cui il buon Dio li chiama.
Noi siamo solo testimoni e facilitatori di questa scoperta che avviene per infinite strade offerte dalla vita stessa.

Homeschooling: tra Libertà e Responsabilità

Sono onorata di scrivere questo post e di partecipare al confronto con LA LUNA DI CARTA .

Non è stato facile per me scrivere queste righe perchè il rischio di generalizzare è sempre molto alto.

Ho mentalmente scritto pagine e pagine sull’argomento ma non riuscivo a trovare un collante, una linea guida che unisse  tutti i miei pensieri.

Per caso un giorno immersa nelle mie faccende mi sono trovata tra le gambe Massimo, il quale si sta lanciando a camminare e sperimenta molto lo staccare le mani e rimanere in equilibrio sulle sue gambe.
Ecco in quella occasione, osservando il mio ometto, che con coraggio cercava di mantenere il suo equilibrio ho pensato che il fulcro fosse proprio la parola equilibrio.
Sia per me, per poter scrivere un post vero, sia nell’homeschooling e di come mettere insieme responsabilità e libertà.

Forse semplicemente, è l’equilibrio necessario per ogni azione educativa.

Se ascoltiamo in giro i discorsi medi della gente sembra che dal momento in cui ti assumi una responsabilità inevitabilmente perdi la libertà e quindi felicità.

Il discorso per noi si sviluppa in tutt’altro modo.

La persona responsabile non è una persona triste ma è colui o colei che sceglie e decide di portare il peso della scelta nella gioia, e nella fatica, consapevole che ne risponde in prima persona.
Questo è secondo me il cardine su cui poggia la scelta di chi fa educazione parentale.

Ti fai carico in toto della crescita dei tuoi figli tenendo insieme tutto della persona, sotto ogni aspetto. Guardi ai tuoi figli sempre come persona intera osservando vari aspetti in cui crescono ; da quello conoscitivo, didattico a quello relazionale, a quello emozionale.
Questo farsi carico comporta l’uso di molte energie in primis su di se, perchè per poter guardare un’altro integralmente bisogna fare un lungo percorso su se stessi, per accorgersi e desiderare di smussare tutti quegli angoli che ci portano a non voler stare con gli altri.

Stare insieme è difficile , tendiamo sempre a voler scappare dopo un pò, perchè la condivisione richiede fatica, impegno, pazienza, perseveranza.
Quanti genitori dicono frasi e vivono con il pensiero ” mi esaurisco a stare con i figli. Voglio tempo per me. “….ecc….anche tra chi pensa all’educazione parentale a volte c’è questo rischio .

L’idea che sia una strada tutta in discesa, dalla responsabilità bassa e limitata. Dalla fatica contenuta e dalla gioia perpetua ma non coltivata. Come se fare educazione parentale fosse lasciare andare una pallina sul piano inclinato.
E’ vero i bimbi apprendono da soli, ma l’ambiente giusto va preparato, lo stimolo, l’incoraggiamento arrivano da noi. A volte anche il coraggio dell’imposizione. Ho un figlio che scappa davanti alla fatica; se non ci imponessimo davanti alle sue continue fughe nessuno dei suoi progetti arriverebbe a conclusione.
Come aiutiamo e sosteniamo l’uno nella fatica, bisogna che ci inventiamo qualcosa per aiutare e sostenere l’altra che invece fatica a partire, è timorosa.
Questi e molto altri aspetti e dinamiche sono responsabilità del genitore homeschooler che invece di dire “ci pensa la scuola” o passare la vita a lamentarsi di come lavora la scuola, sceglie di mettersi in gioco lui.

I genitori degli homeschooler usano un sacco di energie per osservare i loro figli, comprenderli ed intervenire solo al momento davvero opportuno per offrire quell’aiuto che sostenga l’apprendimento o gli permetta di proseguire. Lottando in un difficile equilibrio tra la libertà del figlio e la propria responsabilità. Tra la responsabilità del figlio e la libertà e il coraggio di lasciarlo andare.
Ecco, li dove le scelte sono fatte con vera responsabilità si innesta la possibilità della libertà cioè la gestione di se con buon senso e quindi responsabile.

Gli homeschooler godono davvero di tantissima libertà, perchè scoprono che presa in mano la responsabilità dell’istruzione nei confronti dello stato; tutto quello che serve per imparare si può fare in mille modi e che la scintilla è l’interesse del ragazzo.
Ecco cosa davvero facciamo noi genitori di chi studia a casa, curiamo l’interesse, la curiosità, che a volte richiedono una sonora presa di posizione o meglio di imposizione.
Perchè non è vera la teoria secondo cui i bambini hanno in se il germe perfetto della volontà e che sia il mondo ad inquinarli.

Un genitore homeschooler e i suoi figli godono tantissimo di poter sonnecchiare un po’ di più alla mattina, ma il contro altare è la responsabilità di farsi carico degli impegni della giornata comunque . Magari non siamo in piedi alle sette ma spesso come ieri sera la scintilla si accende a cena e si fa grammatica ben oltre le nove.
Non rispettiamo campanelle ma ci serve molta auto disciplina per noi genitori e per i nostri figli per rispettare il lavoro da svolgere.
Non abbiamo voti che ci minacciano ma dobbiamo essere tanto responsabili a svolgere ciò che è necessario non ostante non ci sia nessuno che ci minacci.

Siamo liberi di scegliere come, cosa, dove e quando e per quanto tempo e per quante volte ma abbiamo la responsabilità di farlo davvero e non di fingere, in nome di una libertà, che se non si incatena ad una obbedienza ( personalmente: a Dio, a noi stessi, al marito e ai figli) diventa semplice svacco e bivacco.

Certo magari impariamo a scrivere sulla sabbia ma poi dovremo approcciarci a un foglio e scoprire che il mondo oggi, scrive sui fogli (e per fortuna!) o al computer.

Certo magari sappiamo che non serve fare segni rossi o urli sotto gli sbagli dei figli ma sappiamo che se non scrivi con una grammatica corretta nessuno capisce cosa vuoi dire e nessuno ti capisce.Quindi ti correggo certo che la tua autostima non subirà danni nell’essere messa davanti alla verità.

Scegliere l’educazione parentale per noi è stato in primis cercare qualcosa di più umano e rispettoso della dignità nostra e dei nostri figli, scoprire quante bugie si raccontano sull’apprendimento, sulla socialità, sulla necessità di mille restrizioni che impongono a scuola, su tante ideologie di cui la scuola si fa canale.
Ma poi è stato aprire gli occhi su un intero sistema che chiede che tu genitore in primis venga meno alle tue responsabilità per demandarle a qualcuno di esterno.
Scoprire che tutto quello che ti rifiuti di affrontare con i tuoi figli è solo del male da cui fuggi tu perchè fa fare fatica a te per primo.

Abbiamo scoperto che basta restare; invece che chiedere ad altri di occuparsene, per trovare soluzioni idee anche più avvincenti e migliori della confezione scolastica.

Abbiamo  una responsabilità enorme perchè ambiamo a una grande libertà per noi e per i nostri figli.

Una libertà di pensiero dalla cultura o meglio; non cultura dominante, libertà di un’educazione alta con dei valori di spessore che richiede impegno, tempo e fatica. Di cui risponderemo sempre in prima persona.

Chi sceglie l’educazione a casa decide che lo schema scuola non gli interessa perchè in effetti; secondo noi, non risponde in nessun modo alla possibilità di essere liberi e tanto meno responsabili.

La libertà di scegliere di imparare a scrivere con pensierini sui lego, su Gesù, sulla neve comporta la responsabilità di farlo. Non basta dire “io faccio diverso”. E’ necessario mettersi li dopo aver scelto il progetto e cercare tutto quello che serve per portarlo a termine.

In ultima analisi vorrei affrontare la questione esami. Da maggio 2017 sono obbligatori.
Non voglio troppo soffermarmi se siano giusti o no o se dietro ci sia un progetto che miri a vietare piano piano l’educazione parentale.
Quello che ritengo importante è che l’esame rappresenta il poverissimo metodo che lo stato usa per verificare il formarsi o meno di una cultura in un giovane bambino/a.
Inevitabilmente il sistema fallisce. Se non piccoli esempi, non ho sentito di particolari commissioni che, davvero come dice la legge, si mettono davanti a quel bambino e il suo personale curriculum e lo valutano in base a quello (così dicono le leggi in vigore!).
Molto più facile prendere il mio “schema scuola” (schede fotocopiate e impersonali) e proportelo. Non centra nulla con il tuo percorso? cavoli tuoi.

Il punto secondo me sta proprio qui, educare i nostri figli ad affrontare questi banchi di prova sapendo già prima quale sia il loro valore (sempre infinito!), con la consapevolezza del lavoro fatto, ben prima di sostenere l’esame.
Li davvero daremo prova della nostra libertà; faccio l’esame solo come pro forma; e responsabilità; a prescindere dal risultato io so cosa ho studiato e come, so già autovalutarmi e il tuo voto non esprime ne ora, ne mai chi sono, ne quanto mi sono impegnato o cosa conosco.

Alcuni anni fa chiacchierai con un ragazzo di una scuola superiore parentale. Sedici anni aveva, oggi sono certa sia un uomo adulto in giro per il mondo.
Gli chiesi: ” Non ti pesa fare un esame ogni anno?”
Mi rispose : ” No! E’ il prezzo per la mia libertà!”

Ambisco a un futuro in cui i miei stessi figli abbiano una maturità, una responsabilità e una libertà almeno tanto grande come quella di quel ragazzo.

“Questo post partecipa a Liberi di imparare” 

La cena dell’inverno 2018

Sono finalmente a raccontarvi la cena dell’inverno di quest’anno che è stata rimandata innumerevoli volte a causa di normali e semplici imprevisti familiari.
Così, in un gelido febbraio ormai inoltrato, in pochi giorni abbiamo preparato il tutto.
Oltre alle decorazioni dell’inverno che vi ho fatto vedere qui, abbiamo aggiunto la nostra filastrocca fuori dalla porta e delle bellissime tovaglie disegnate e colorate dai bimbi.

POESIA SULL’INVERNO
Io ho scritto a matita e fatto i disegni. I bimbi hanno colorato e ricalcato la scritta e imparato a memoria la poesia.
La poesia viene da qui, non è una mia invenzione.




Su delle tovaglie di carta, Michele ha proiettato il disegno di Olaf, di un cavaliere e di una ballerina come richiesto dai bimbi.
Maria Marta ha ricalcato tutto con un pennarello.



Seconda tovaglia con la stessa tecnica del proiettore abbiamo disegnato e colorato Anna e Elsa.


Le tavole apparecchiate


Le pietanze servite sono state:

-Passatelli in brodo
-Polenta con sugo di salsiccia in pomodoro e in panna
-Pane all’olio
-Fagiolata
-Torta salate con spinaci
-Torta salata con zucca e formaggi
-Salame di pane ripieno con prosciutto e formaggio
-Torta tenerina decorata con panna montata

PASSATELLI

POLENTA E SALSICCE

PANE ALL’OLIO

 

 

TORTA SALATA CON ZUCCA E FORMAGGI

TORTA SALATA CON SPINACI …A CUI QUALCUNO NON HA SAPUTO RESISTERE

TORTA TENERINA CON PANNA E DECORAZIONE A FIOCCO DI NEVE

Esattamente due sere dopo la cena dell’inverno siamo stati coperti da tanta neve e tanto freddo, l’inverno è davvero arrivato!
   

Mah, veramente fanno schifo….(Le belle critiche costruttive)

Succede a volte che, senza l’intento di essere cattivi, passi un giudizio od una critica sul lavoro od operato dei figli.

Alcune linee pseudo-educative dicono che il bimbo nell’apprendimento non va mai corretto, ma deve sempre accorgersi da solo dei suoi errori e dei suoi sbagli, o dove può migliorare.

Noi sappiamo ed abbiamo sperimentato chiaramente che invece affinché un figlio possa anche solo accorgersi degli errori, inesattezze invece va proprio educato a riconoscerle e migliorarsi tutti i giorni.

Correggere un figlio però, non significa poterlo trattare male, sbeffeggiarlo o criticarlo.

Nonostante sia chiaro nella nostra testa che ogni critica può essere costruttiva, abbiamo bene impresso che è sempre bene dirla nel modo giusto e senza apparire giudicante nei confronti dei figli, ma con amorevolezza indicare la via giusta.

Purtroppo però non sempre ci riesce ;-(

E’ infatti il caso di ciò che è successo sabato 24 febbraio durante la preparazione della cena dell’inverno, dopo aver fatto alcuni disegni sulle tovaglie, è nato il desiderio di colorare dei disegni prestampati, allora ho rimesso in funzione la stampante ed ho stampato parecchi disegni per Gregorio, Benedetta e Maria Marta.

Mi sono accorto brevemente che proprio Maria Marta consumava fogli ad una velocità impressionante, allora le ho chiesto di farmeli vedere, e lei mi ha detto:

Papà, sono belli?

Così senza pensarci, mi è uscito:

Mah, veramente fanno schifo… non hai colorato dentro i bordi ed hai fatto tutto di un colore solo.

Lo so, lo so, sono un padre Degenere, non si dovrebbe rispondere così ad una figlia.
Era una critica, pure pesante, che andava su un aspetto che io non potevo sapere quanto dipendesse dal suo impegno.

Ieri, lunedì dopo lavoro torno a casa ed Elena mi racconta che ha colorato un sacco e sono saltati fuori dei disegni bellissimi, dicendole:

Guarda mamma sono belli. Quelli prima no. Fanno schifo.

E mi ha chiesto se le avessi detto io questa cosa…

Io all’inizio mi sono un po’ vergognato, non è bello dire queste cose ad una bimba di 3 anni e poco più…

Non tutti i mali vengono per nuocere dice un vecchio detto, ed ecco quindi che vi mostro (in ordine) i disegni colorati da Maria Marta due giorni dopo quelli che avete appena visto.

Ed ecco gli ultimi due… Ovviamente di Olaf, che Ama i caldi abbracci 😉

Mi è rimasto solo un dubbio; che possa aver fatto questi ultimi disegni con un senso di obbligo o quanto meno non contenta di farli.
Invece Elena che non sapeva i nostri pregressi, mi  ha detto che era la solita Maria Marta felice e canterina mentre svolgeva i suoi lavori.

Ora non credo che sia giusto lanciare critiche così pesanti ai figli, come a nessuno, ma è vero che nei confronti dei bimbi c’è questa sorta di estrema paura a fargli vedere che il lavoro svolto è fatto male e che possono fare meglio. Certo tutto in base ad età capacità e disponibilità.

Infine è vero anche, non è il caso di Maria Marta visto che ha tre anni; che nel tempo si può aiutar un figlio a riconoscere che magari nel disegno non eccelle ma che ha altri doni e capacità.

A ognuno il suo, imparando a lodare le belle capacità degli altri e a far crescere le proprie.

Decorazioni inverno

Salve, solo ora riesco a presentarvi le tante decorazioni dell’inverno che abbiamo realizzato quest’anno.
Purtroppo ho mal gestito le foto fatte e ho perso la costruzione passo passo delle decorazioni.
Vi faccio vedere i lavori finiti cercando di spiegarvi come li abbiamo realizzati.

FIOCCHI DI NEVE

Con una fustella della big shot a forma di fiocco di neve abbiamo fustellato tanti fiocchi su fogli di gomma crepa dai colori tipicamente invernali (con qualche brillantino in aggiunta). Fustellati li abbiamo appesi come sempre al soffitto della nostra sala/cucina.


FIOCCHI DI NEVE SUL MURO E PAESAGGIO

Con la stessa fustella ma usando questa volta cartoncini bianchi blu e azzurri abbiamo creato un cielo di neve a cui spontaneamente Benedetta ha aggiunto prato con neve e personaggi. C’era tutta la famiglia ma i gattonatori di casa hanno furtivamente agito….


PUPAZZI DI NEVE

Un sabato mattina con Maria Marta ho realizzato questi simpatici pupazzi. Appesi poi sopra la nostra lavagna. Sono proprio buffi e Maria Marta si è divertita molto a lasciare le sue impronte e ad attaccare le braccia marroni di gomma crepa. Per il naso abbiamo difficoltosamente applicato la tempera arancione usando il mignolo…cha fatica chiudere tutta la mano alzando solo il mignolino!
Poi usando vecchi avanzi di ritagli abbiamo creato tanti cappelli colorati.

ACQUARELLO CON PUPAZZO DI NEVE

Con Maria Marta abbiamo provato a creare una vera caduta di neve picchiettando sul pennello molto imbevuto di acqua e colore.


DECORAZIONI FRIGORIFERO

Per finire il pezzo forte. Erano mesi che aspettavo l’inverno per proporre questa idea ai bimbi ed ha avuto grande successo.
Ho trovato su Pinterest come decorare il frigorifero rendendolo un pupazzo di neve. L’effetto finale è proprio bello e simpatico.
Io e Maria Marta ne abbiamo fatto uno; Gregorio e Michele l’altro.

LE SCIARPE



BOTTONI
Per i bottoni io e Maria Marta abbiamo fustellato dei cerchi verdi e dentro fustellato i buchi con dei cerchi più piccoli.
  
Gregorio invece riutilizzando delle mascherine di giochi di società ha disegnato i dischi su cartoncino nero e ritagliati.

OCCHI
Gli stessi cerchi neri usati per i bottoni Gregorio li ha poi usati anche per gli occhi.
Io e maria Marta per gli occhi abbiamo fustellato su cartoncino nero due grandi cerchi e poi con una piccola calamita bianca abbiamo creato la pupilla. La calamita fa da pupilla e sorregge l’occhio.

I nasi e le bocche sono state create ritagliandone le forme su cartoncini colorati o usando cerchietti in avanzo da ritagli e fustellazioni precedenti.
Ed ecco finalmente vi mostro cosa si è realizzato dopo i vari montaggi.
Ecco l’opera finita!

Sono carini vero? Mettono un sacco di allegria.
Tutte queste decorazioni oltre a rendere casa più invernale hanno fatto parte della cena dell’inverno che abbiamo finalmente fatto ieri sera.
Sistemate le foto vi faremo vedere cosa abbiamo pensato per festeggiare l’inverno.

 

Quaresima 2018

Ieri per noi cattolici è iniziata la Quaresima, tempo di quaranta giorni in preparazione alla Pasqua. La quaresima inizia il mercoledì delle ceneri e si conclude con il giovedì santo.

Ieri era appunto il mercoledì delle ceneri giornata in cui la chiesa richiede digiuno preghiera e la partecipazione alla Santa messa, detta appunto “delle ceneri” perchè durante la Messa,dopo il Vangelo, il sacerdote pone sulla testa di tutti i presenti un poco di cenere dicendo queste parole “Convertiti e credi al Vangelo”.

È un tempo di preghiera e grazie per crescere nel cammino di Fede con Dio. Un tempo davvero ricco , da far fruttare vivendo con tutto il cuore i tanti momenti che la chiesa ci offre per meditare e credere alla resurrezione di Cristo.

Con i bimbi abbiamo partecipato alla Santa Messa al rosario antecedente e tutti emozionati sono andati a farsi cospargere il capo . Ne avevamo parlato a cena , spiegandone il significato e cosa sarebbe avvenuto.

Oggi abbiamo fatto un cartellone su cui segneremo quotidianamente i 40 giorni quaresimali è una piccola spiegazione su cosa sia la quaresima.

Questo lavoro è stato occasione per ripasso di qualche regola ortografica con Q e C e un dettato.

 


Riso colorato

Tempo fa ho scoperto il blog di una mamma sudamericana che fa hs con i suoi tre bimbi. Non ricordo il nome ma ricordo che trovai un’attività sul riso colorato davvero bella.

L’ho riproposta come attività manuale e sensoriale prima a Maria Marta poi ai gemelli. Ma rimescolare riso deve essre rilassante e per settimane ci hanno giocato tutti.

Vi faccio un po’ vedere

 

Il riso a natale è diventato il pavimento del presepio. Quello azzurro lo abbiamo usato per l’acqua del mulino e il resto per il paesaggio con stradina.

Ed infine il gioco sensoriale e di travasi per i gemelli. Ma in realtà ci abbiamo giocato tutti!

 

 

 

 

 

Come insegno ad allacciare le scarpe a mio figlio? VAK-Parte 2

Allacciarsi le scarpe sembra che sia una attività sempre meno utile, le poche volte che siamo andati a comprare le scarpe per i bimbi, la maggior parte ha il Velcro (mah).

Però allacciarsi le scarpe è sempre una attività che mette un pochino sotto stress, e che gli fa far fatica, e quindi, perché non mettere alla prova l’utilizzo dei VAK?

Ecco qui sotto come mi sono comportato, quando ne ho avuto l’occasione, per insegnare a Gregorio e Benedetta ad allacciarsi le scarpe, e come lo farò con Maria Marta quando sarà un pelo più grande.

Ricapitoliamo con alcune parole chiave

GREGORIO – AUDITIVO – CONSEQUENZIALITA’ – MOTIVAZIONE – NUMERAZIONE

Per Gregorio è importante suddividere il tutto in FASI, magari dando un nome a quello che stavo facendo:

  • Prima allarghi i lacci
  • Infili il piede
  • Stringi i lacci
  • Fai il nodo
  • Fai il primo fiocco
  • Fai il secondo fiocco
  • Stringi

Oltre a dare un nome alle fasi le ho anche spiegate: (faccio un esempio con la fase per stringere i lacci)

I lacci sulla punta sono I PRIMI DA STRINGERE, poi sali su verso il collo del piede.

Il primo laccio non va stretto, devi partire dal secondo e dal terzo (ho dato un numero ai lacci) poi il quarto ed il quinto, fino a su.

Mentre glielo facevo vedere (ATTENZIONE, non è che siccome è auditivo devo utilizzare solo quel canale, AUDUTIVO vuol dire che la maggior parte del supporto viene da quel canale, ma anche il visivo ed il cinestesico sono importanti) ho accompagnato la spiegazione visiva commentando quello che stavo facendo.

Oltre alle singole fasi gli ho spiegato come sono collegate le fasi l’una all’altra, vedi finché non stringi non puoi fare il nodo, non hai abbastanza laccio, (oppure il piede ti balla quando cammini, dovevo spiegare il perché).

Per BENEDETTA INVECE è completamente diverso.

Parole chiave:

BENEDETTA – VISIVA – MOSTRARE – IMMAGINI

Parlare troppo con lei, significherebbe solo distrarla. Poche parole associate direttamente al risultato finale di ogni fase (non è necessario ovviamente motivarle e spiegarle)

Le si fa vedere il processo lentamente.

Una volta finita una fase, allontanavo le mani e le lasciavo il “campo visivo pulito” per farle osservare il risultato, come doveva venire.

Per Maria Marta ancora non mi è capitato, ma lo farei così.

Svolgerei insieme a lei (mano nella mano) le singole fasi una alla volta, ed ogni volta che l’ho fatta ritornerei indietro e le farei PROVARE da sola, poi si va avanti alla successiva. Perché l’importante per lei è FARE insieme, non vedere od ascoltare.

 

Riassumendo ecco su cosa mi concentro quando insegno una qualsiasi cosa importante o particolarmente difficile/stressante e ci si vuole fare aiutare dai VAK.

Per Gregorio che è AUDITIVO mi concentro sul PROCESSO, sulla consequenzialità e sul perché…

Per Benedetta che è VISIVA è importante MOSTRARLE il RISULTATO dopo ogni singola azione cosicché lei possa paragonarlo VISIVAMENTE

Per Maria Marta è NECESSARIO farlo almeno una prima volta INSIEME.

 

Papà, hai visto che puzza? (VAK-Parte 1)

Sono mesi che ho promesso a mia moglie di scrivere questo articolo, ma per vari motivi (vari poi… sono sempre i soliti.. ;-P ) non sono ancora riuscito a scriverlo.

Oggi finalmente ho trovato un po’ di tempo e dovrei riuscirne a parlare un po’. Vorrei partire proprio dalla frase che ho messo come titolo che è stata detta da Benedetta, la versione “ufficiale” è che è stata detta in montagna in un pascolo di mucche…

Papà, hai VISTO che PUZZA?

La domanda che ovviamente sorge spontanea è: “ma come si fa a VEDERE la puzza?”
E’ ovvio che la puzza non si può vedere, ma rispondendo a questa domanda vorrei spiegarvi una cosa che prima Io e poi Elena abbiamo imparato tempo fa, e oggigiorno

ci da una GRANDISSIMA mano con i nostri figli,

soprattutto quando notiamo che l’argomento da spiegare/insegnare/illustrare loro li mette particolarmente alla prova.

Ci fa un po’ dispiacere che questa scoperta/tecnica/caratteristica umana in realtà sia sfruttata pochissimo nell’ambito pedagogico scolastico.
INFATTI CI E’ STATA INSEGNATA (pensate un po’) IN UN CORSO DI VENDITA.

Io stesso quando riesco la uso nel mio lavoro di docente sia in modo generico con la classe che in modo specifico quando vedo che uno studente fa PARTICOLARMENTE FATICA ad apprendere un argomento od un concetto.

Il principio base su cui si fonda il tutto è il fatto che ogni essere umano riceve e capta informazioni sulla base dei suoi 5 sensi.

Principalmente attraverso la vista e l’udito, che oggigiorno sono i sensi più stimolati (forse anche troppo) , ma anche attraverso tatto olfatto e gusto. Ognuno di noi, li utilizza ovviamente tutti, ma si può dire tranquillamente che ce n’è sempre uno preponderante, che fa un po’ da capo a tutti, ed è specifico e personale.

Chi utilizza principalmente il canale della vista viene identificato come persona “VISIVA”

Chi utilizza principalmente il canale dell’udito viene identificato come “AUDITIVO”

Vengono uniti i 3 sensi tatto olfatto e gusto e chi utilizza principalmente questi 3 sensi viene chiamato “CINESTESICO (o Kinesthetic)

Puoi approfondire cercando VAK (Visual, Auditory, Kinesthetic )su internet, ma se continui a leggere la mia spiegazione sarà abbastanza esauriente.

Come mi può aiutare conoscere i VAK per fare HomeShooling?

Nel momento in cui so qual’è il senso più sviluppato di mio figlio, posso utilizzare quel “Canale di comunicazione” per fargli recepire meglio le cose, arrivare dritto al punto utilizzando la sua “lingua preferita” e questo facilita di molto l’esecuzione e l’apprendimento o la spiegazione di come svolgere un’attività od un esercizio.

Qual’è il rischio di utilizzare troppo spesso il canale giusto?

Ovviamente se utilizzo sempre e solamente il canale che mio figlio già conosce rischio di non sviluppare gli altri, ecco perché nella premessa che ti dicevo, ne specificavo l’utilizzo nelle attività che mettono particolarmente alla prova un figlio, e non sempre.

Come posso riconoscere il senso dominante di mio figlio?

La risposta è molto semplice, se il figlio recepisce meglio il canale Visivo, Auditivo o Cinestesico, sarà con quasi assoluta certezza anche il canale che lui stesso usa per comunicare.

Quindi in realtà ti basta osservare come comunica e ti accorgerai molto facilmente qual’è il suo canale.

Intanto per esercitarti puoi privare ad indovinare qual’è il Canale più utilizzato da Benedetta, che nella sua frase del titolo si fa già riconoscere.

Papà, hai VISTO che puzza?

Hai indovinato?  Beh ovviamente è VISIVA, in quanto ha sostituito senza batter ciglio il senso inerente alla puzza, con il suo senso dominante, la VISTA.

Puoi farmi qualche altro esempio di come riconoscere il senso principale di un bimbo/ragazzo? 

Certamente, e per farlo non utilizzerò esempi inventati, ma userò (non me ne vogliano) i miei primi 3 figli.

Infatti Gregorio è principalmente AUDITIVO.

Benedetta come abbiamo già detto è VISIVA.

Maria Marta è CINESTESICA.

Possiamo riconoscere il loro VAK sotto veramente tantissimi aspetti, ne cito qui sotto alcuni.

  • Dalle parole che dicono
  • Da come lo dicono
  • Da come impostano il discorso

Si riconoscono dalle parole che dicono: nel raccontare una cosa ognuno tenderà ad utilizzare le parole inerenti al suo senso principale.

Si riconoscono da come lo dicono: un visivo solitamente parla molto veloce, quasi si mangia le parole, un auditivo sfrutta la cadenza ed i suoni modulando alti e bassi per aumentarne l’espressione ed enfatizzare il discorso, il cinestesico parla più lentamente, tende ad utilizzare molto le espressioni facciali e le emozioni.

Da come impostano il discorso: un visivo tenderà a raccontarti la giornata proponendoti flash di cose che sono successe, spesso non collegate strettamente l’una con l’altra, descrivendo situazioni.
Un auditivo solitamente struttura il discorso impostando un filo logico, spiegando la consequenzialità delle cose, e ricordandone l’ordine e la motivazione.
Il cinestesico invece tende a raccontare come si è sentito, ricordando momenti che le hanno suscitato emozioni.

 

Proverò qui sotto a farti alcuni esempi di cose che capitano quotidianamente in casa e ti lascio provare ad indovinare, numererò le situazioni e sotto ti lascerò la soluzione.

  1. Ha imparato a scrivere prima ancora di leggere
  2. Se gli chiedi di descrivere una persona, ti dice ciò che fa e come lo fa, e non ti elenca le sue caratteristiche estetiche
  3. Nella ricerca di coccole ti salta addosso senza rendersi conto di come si muove rischiando anche di darti un testata.
  4. Si distrae facilmente dal proprio compito quando sente un rumore od una cosa che non conosce
  5. Continua nonostante l’età a richiedere di fare insieme alcune cose, soprattutto dove puoi intervenire attivamente tu come genitore a darle una mano
  6. Se vuole un momento particolare per stare insieme, lo è solo se non c’è nessuno oltre a te e lui/lei nella stanza.

 

  1. Benedetta – VISIVA – Nella parte artistica e di scrittura è molto caparbia per questo motivo
  2. Gregorio – AUDITIVO – Gli auditivi spiegano il perché e descrivono più gli aspetti di causa/conseguenza piuttosto che quelli visivi
  3. Maria Marta – CINESTESICA – Ricerca coccole tramite contatto e vicinanza
  4. Gregorio – AUDITIVO – Il benché minimo rumore lo distrarre da ciò che sta facendo
  5. Maria Marta – CINESTESICA – Chiede al genitore di intervenire attivamente facendo cose che la coinvolgono dal punto di vista fisico (imboccare, vestire)
  6. Benedetta – VISIVA – Non deve VEDERE nessuno “fra i piedi” mentre sta da sola con la mamma od il papà (quando la sua richiesta è un momento speciale)

 

Ci sarebbero altre mille cose da scrivere,ma poi ho timore che l’articolo sia troppo lungo,  infatti in questo secondo tempo ho aggiunto “Parte 2” al titolo. La mia idea era anche di fare un video…boh adesso vedo. Se ti interessa davvero approfondire questo argomento magari dimmelo che mi ci metto ed un piccolo video lo faccio.

 

Se ancora ti stai chiedendo se tuo figlio è auditivo visivo o cinestesico puoi sottoporlo a questi test:

Fagli descrivere una persona (Anche come dettato ;-P)

Fagli raccontare la giornata (ti ho fatto un po’ di esempi sopra)

Proponigli di stare solo con lui e vedi cosa ti chiede di fare

(se ti chiede un cartone non vuol dire che è visivo perché è una attività che ovviamente coinvolge tutti e 3 i canali,N.B. per il cinestesico le emozioni sono importanti)

 

 

Il catechismo partendo dal rosario

Quella che vi racconto oggi è un’avventura, bella ed istruttiva in primis per noi adulti.
Nell’educazione che offriamo ai nostri figli c’è anche l’educazione alla fede cattolica. “Anche”, in realtà è un avverbio improprio in quanto in realtà tutto parte da qui.
Mai ci saremo sposati, mai avremo messo al mondo figli, mai avremmo fatto la scelta di educarli a casa se alla base non avessimo ricevuto noi per primi la fede cattolica dai nostri padri.
Così come ci è stata trasmessa, noi la trasmettiamo ai nostri figli, con tutti gli accorgimenti dovuti ad età, carattere, predisposizione, interesse ecc…
Lo abbiamo promesso il giorno del matrimonio e lo abbiamo ribadito il giorno del battesimo di ogni figlio.

Nessuno dei nostri figli è per il momento in età da scuola di catechismo parrocchiale, ma ora mai il nostro catechismo è iniziato e procede a gonfie vele, ben oltre e ben prima delle età anagrafiche delle classi parrocchiali.

L’esperienza ci ha confermato che è proprio vero che la fede cresce e si alimenta in famiglia fin da piccoli. Non è solo il catechismo imparato nelle sue formule a insegnare ma il quotidiano vissuto per primo dai genitori. L’ uno ti dice come si fa, l’altro te lo fa vedere.

In tutto questo, tempo fa abbiamo iniziato a recitare il rosario, all’inizio dicevamo con i bimbi solo una decina temendo che l’intero rosario fosse troppo.
Durante l’estate abbiamo condiviso un pò di giorni di riposo con amici carissimi, i quali invece il rosario lo dicono intero, con tutte le decine anche se le bimbe sono molto piccole.

Ci siamo riproposti di provare e i risultati sono stati bellissimi fin da subito.

La prima sera, nel tentativo di spiegare i misteri enunciati ai bimbi sono venute fuori un sacco di domande:
“Perchè l’angelo gabriele va da Maria?”
“Perchè Gesù muore?”
“Cosa vuol dire assunta in cielo?
” Che cos’è una corona di spine?”
e tante altre.
Così facendo nel semplice dire rosario, sera dopo sera, ci siamo accorti che stavamo facendo catechismo ai nostri figli, gli insegnavamo a pregare e con una preghiera bella, semplice, patrimonio secolare della chiesa, in comunione con il papa e i santi.
Le loro domande erano veramente tante e ne nascevano altre dalle stesse risposte, così mi sono messa di ingenio per presentare e spiegare i misteri del rosario in modo bello, con tanta arte che contraddistingue la nostra fede. In modo semplice, affinché potessero seguire cinque bimbi tra i sei e i 5 mesi.
Abbiamo un grandissimo telo e proiettore in casa ed ho appunto creato un power point con qui spiegare i misteri giorno per giorno.
Passo a presentarvi i primi cinque misteri che si recitano il lunedì e il sabato.
Qui il pdf da scaricare
il santo rosario

Ve lo presento

Si può ancora fare un catechismo semplice ai propri figli senza libretti brutti e costosi e perdite di tempo inutili come canti e balletti di indubbio gusto ed utilità.

La tradizione della chiesa è ricca di esempi semplici alla portata di tutti con semplici preghiere che nell’essere dette ti raccontano esattamente la vita di Gesù esempio che ogni cristiano deve seguire.
Poi c’è tutta la fatica di vivere quel vangelo che si è letto e pregato e noi genitori siamo i primi testimoni di questa meravigliosa battaglia. Battaglia fatta di gioia e fatiche, giorni più o meno difficili in cui noi per primi, siamo chiamati a quel combattimento spirituale che ci fa crescere nelle virtù, combattendo noi per primi i nostri vizi, il nostro peccato.
Perchè è assolutamente vero che la fede è un dono e una grazia ma anche una conquista che si ottiene combattendo.
I nostri figli ci guardano, e quello è il primo catechismo che vedono incarnato. Quello è ciò che davvero imparano.
Per questo è tanto importante essere autentici, veri, ammettere che anche per noi a volte è dura che non tutto viene spontaneo.
All’inizio di questo nuovo anni ci riproponiamo di continuare a pregare insieme e a crescere insieme. Vi facciamo dono di questo piccolo e primo catechismo familiare che tante grazie ci sta donando.
Non è nostro è della Chiesa che come madre accompagna sempre i suoi figli.