Papà, hai visto che puzza? (VAK-Parte 1)

Sono mesi che ho promesso a mia moglie di scrivere questo articolo, ma per vari motivi (vari poi… sono sempre i soliti.. ;-P ) non sono ancora riuscito a scriverlo.

Oggi finalmente ho trovato un po’ di tempo e dovrei riuscirne a parlare un po’. Vorrei partire proprio dalla frase che ho messo come titolo che è stata detta da Benedetta, la versione “ufficiale” è che è stata detta in montagna in un pascolo di mucche…

Papà, hai VISTO che PUZZA?

La domanda che ovviamente sorge spontanea è: “ma come si fa a VEDERE la puzza?”
E’ ovvio che la puzza non si può vedere, ma rispondendo a questa domanda vorrei spiegarvi una cosa che prima Io e poi Elena abbiamo imparato tempo fa, e oggigiorno

ci da una GRANDISSIMA mano con i nostri figli,

soprattutto quando notiamo che l’argomento da spiegare/insegnare/illustrare loro li mette particolarmente alla prova.

Ci fa un po’ dispiacere che questa scoperta/tecnica/caratteristica umana in realtà sia sfruttata pochissimo nell’ambito pedagogico scolastico.
INFATTI CI E’ STATA INSEGNATA (pensate un po’) IN UN CORSO DI VENDITA.

Io stesso quando riesco la uso nel mio lavoro di docente sia in modo generico con la classe che in modo specifico quando vedo che uno studente fa PARTICOLARMENTE FATICA ad apprendere un argomento od un concetto.

Il principio base su cui si fonda il tutto è il fatto che ogni essere umano riceve e capta informazioni sulla base dei suoi 5 sensi.

Principalmente attraverso la vista e l’udito, che oggigiorno sono i sensi più stimolati (forse anche troppo) , ma anche attraverso tatto olfatto e gusto. Ognuno di noi, li utilizza ovviamente tutti, ma si può dire tranquillamente che ce n’è sempre uno preponderante, che fa un po’ da capo a tutti, ed è specifico e personale.

Chi utilizza principalmente il canale della vista viene identificato come persona “VISIVA”

Chi utilizza principalmente il canale dell’udito viene identificato come “AUDITIVO”

Vengono uniti i 3 sensi tatto olfatto e gusto e chi utilizza principalmente questi 3 sensi viene chiamato “CINESTESICO (o Kinesthetic)

Puoi approfondire cercando VAK (Visual, Auditory, Kinesthetic )su internet, ma se continui a leggere la mia spiegazione sarà abbastanza esauriente.

Come mi può aiutare conoscere i VAK per fare HomeShooling?

Nel momento in cui so qual’è il senso più sviluppato di mio figlio, posso utilizzare quel “Canale di comunicazione” per fargli recepire meglio le cose, arrivare dritto al punto utilizzando la sua “lingua preferita” e questo facilita di molto l’esecuzione e l’apprendimento o la spiegazione di come svolgere un’attività od un esercizio.

Qual’è il rischio di utilizzare troppo spesso il canale giusto?

Ovviamente se utilizzo sempre e solamente il canale che mio figlio già conosce rischio di non sviluppare gli altri, ecco perché nella premessa che ti dicevo, ne specificavo l’utilizzo nelle attività che mettono particolarmente alla prova un figlio, e non sempre.

Come posso riconoscere il senso dominante di mio figlio?

La risposta è molto semplice, se il figlio recepisce meglio il canale Visivo, Auditivo o Cinestesico, sarà con quasi assoluta certezza anche il canale che lui stesso usa per comunicare.

Quindi in realtà ti basta osservare come comunica e ti accorgerai molto facilmente qual’è il suo canale.

Intanto per esercitarti puoi privare ad indovinare qual’è il Canale più utilizzato da Benedetta, che nella sua frase del titolo si fa già riconoscere.

Papà, hai VISTO che puzza?

Hai indovinato?  Beh ovviamente è VISIVA, in quanto ha sostituito senza batter ciglio il senso inerente alla puzza, con il suo senso dominante, la VISTA.

Puoi farmi qualche altro esempio di come riconoscere il senso principale di un bimbo/ragazzo? 

Certamente, e per farlo non utilizzerò esempi inventati, ma userò (non me ne vogliano) i miei primi 3 figli.

Infatti Gregorio è principalmente AUDITIVO.

Benedetta come abbiamo già detto è VISIVA.

Maria Marta è CINESTESICA.

Possiamo riconoscere il loro VAK sotto veramente tantissimi aspetti, ne cito qui sotto alcuni.

  • Dalle parole che dicono
  • Da come lo dicono
  • Da come impostano il discorso

Si riconoscono dalle parole che dicono: nel raccontare una cosa ognuno tenderà ad utilizzare le parole inerenti al suo senso principale.

Si riconoscono da come lo dicono: un visivo solitamente parla molto veloce, quasi si mangia le parole, un auditivo sfrutta la cadenza ed i suoni modulando alti e bassi per aumentarne l’espressione ed enfatizzare il discorso, il cinestesico parla più lentamente, tende ad utilizzare molto le espressioni facciali e le emozioni.

Da come impostano il discorso: un visivo tenderà a raccontarti la giornata proponendoti flash di cose che sono successe, spesso non collegate strettamente l’una con l’altra, descrivendo situazioni.
Un auditivo solitamente struttura il discorso impostando un filo logico, spiegando la consequenzialità delle cose, e ricordandone l’ordine e la motivazione.
Il cinestesico invece tende a raccontare come si è sentito, ricordando momenti che le hanno suscitato emozioni.

 

Proverò qui sotto a farti alcuni esempi di cose che capitano quotidianamente in casa e ti lascio provare ad indovinare, numererò le situazioni e sotto ti lascerò la soluzione.

  1. Ha imparato a scrivere prima ancora di leggere
  2. Se gli chiedi di descrivere una persona, ti dice ciò che fa e come lo fa, e non ti elenca le sue caratteristiche estetiche
  3. Nella ricerca di coccole ti salta addosso senza rendersi conto di come si muove rischiando anche di darti un testata.
  4. Si distrae facilmente dal proprio compito quando sente un rumore od una cosa che non conosce
  5. Continua nonostante l’età a richiedere di fare insieme alcune cose, soprattutto dove puoi intervenire attivamente tu come genitore a darle una mano
  6. Se vuole un momento particolare per stare insieme, lo è solo se non c’è nessuno oltre a te e lui/lei nella stanza.

 

  1. Benedetta – VISIVA – Nella parte artistica e di scrittura è molto caparbia per questo motivo
  2. Gregorio – AUDITIVO – Gli auditivi spiegano il perché e descrivono più gli aspetti di causa/conseguenza piuttosto che quelli visivi
  3. Maria Marta – CINESTESICA – Ricerca coccole tramite contatto e vicinanza
  4. Gregorio – AUDITIVO – Il benché minimo rumore lo distrarre da ciò che sta facendo
  5. Maria Marta – CINESTESICA – Chiede al genitore di intervenire attivamente facendo cose che la coinvolgono dal punto di vista fisico (imboccare, vestire)
  6. Benedetta – VISIVA – Non deve VEDERE nessuno “fra i piedi” mentre sta da sola con la mamma od il papà (quando la sua richiesta è un momento speciale)

 

Ci sarebbero altre mille cose da scrivere,ma poi ho timore che l’articolo sia troppo lungo,  infatti in questo secondo tempo ho aggiunto “Parte 2” al titolo. La mia idea era anche di fare un video…boh adesso vedo. Se ti interessa davvero approfondire questo argomento magari dimmelo che mi ci metto ed un piccolo video lo faccio.

 

Se ancora ti stai chiedendo se tuo figlio è auditivo visivo o cinestesico puoi sottoporlo a questi test:

Fagli descrivere una persona (Anche come dettato ;-P)

Fagli raccontare la giornata (ti ho fatto un po’ di esempi sopra)

Proponigli di stare solo con lui e vedi cosa ti chiede di fare

(se ti chiede un cartone non vuol dire che è visivo perché è una attività che ovviamente coinvolge tutti e 3 i canali,N.B. per il cinestesico le emozioni sono importanti)

 

 

Il catechismo partendo dal rosario

Quella che vi racconto oggi è un’avventura, bella ed istruttiva in primis per noi adulti.
Nell’educazione che offriamo ai nostri figli c’è anche l’educazione alla fede cattolica. “Anche”, in realtà è un avverbio improprio in quanto in realtà tutto parte da qui.
Mai ci saremo sposati, mai avremo messo al mondo figli, mai avremmo fatto la scelta di educarli a casa se alla base non avessimo ricevuto noi per primi la fede cattolica dai nostri padri.
Così come ci è stata trasmessa, noi la trasmettiamo ai nostri figli, con tutti gli accorgimenti dovuti ad età, carattere, predisposizione, interesse ecc…
Lo abbiamo promesso il giorno del matrimonio e lo abbiamo ribadito il giorno del battesimo di ogni figlio.

Nessuno dei nostri figli è per il momento in età da scuola di catechismo parrocchiale, ma ora mai il nostro catechismo è iniziato e procede a gonfie vele, ben oltre e ben prima delle età anagrafiche delle classi parrocchiali.

L’esperienza ci ha confermato che è proprio vero che la fede cresce e si alimenta in famiglia fin da piccoli. Non è solo il catechismo imparato nelle sue formule a insegnare ma il quotidiano vissuto per primo dai genitori. L’ uno ti dice come si fa, l’altro te lo fa vedere.

In tutto questo, tempo fa abbiamo iniziato a recitare il rosario, all’inizio dicevamo con i bimbi solo una decina temendo che l’intero rosario fosse troppo.
Durante l’estate abbiamo condiviso un pò di giorni di riposo con amici carissimi, i quali invece il rosario lo dicono intero, con tutte le decine anche se le bimbe sono molto piccole.

Ci siamo riproposti di provare e i risultati sono stati bellissimi fin da subito.

La prima sera, nel tentativo di spiegare i misteri enunciati ai bimbi sono venute fuori un sacco di domande:
“Perchè l’angelo gabriele va da Maria?”
“Perchè Gesù muore?”
“Cosa vuol dire assunta in cielo?
” Che cos’è una corona di spine?”
e tante altre.
Così facendo nel semplice dire rosario, sera dopo sera, ci siamo accorti che stavamo facendo catechismo ai nostri figli, gli insegnavamo a pregare e con una preghiera bella, semplice, patrimonio secolare della chiesa, in comunione con il papa e i santi.
Le loro domande erano veramente tante e ne nascevano altre dalle stesse risposte, così mi sono messa di ingenio per presentare e spiegare i misteri del rosario in modo bello, con tanta arte che contraddistingue la nostra fede. In modo semplice, affinché potessero seguire cinque bimbi tra i sei e i 5 mesi.
Abbiamo un grandissimo telo e proiettore in casa ed ho appunto creato un power point con qui spiegare i misteri giorno per giorno.
Passo a presentarvi i primi cinque misteri che si recitano il lunedì e il sabato.
Qui il pdf da scaricare
il santo rosario

Ve lo presento

Si può ancora fare un catechismo semplice ai propri figli senza libretti brutti e costosi e perdite di tempo inutili come canti e balletti di indubbio gusto ed utilità.

La tradizione della chiesa è ricca di esempi semplici alla portata di tutti con semplici preghiere che nell’essere dette ti raccontano esattamente la vita di Gesù esempio che ogni cristiano deve seguire.
Poi c’è tutta la fatica di vivere quel vangelo che si è letto e pregato e noi genitori siamo i primi testimoni di questa meravigliosa battaglia. Battaglia fatta di gioia e fatiche, giorni più o meno difficili in cui noi per primi, siamo chiamati a quel combattimento spirituale che ci fa crescere nelle virtù, combattendo noi per primi i nostri vizi, il nostro peccato.
Perchè è assolutamente vero che la fede è un dono e una grazia ma anche una conquista che si ottiene combattendo.
I nostri figli ci guardano, e quello è il primo catechismo che vedono incarnato. Quello è ciò che davvero imparano.
Per questo è tanto importante essere autentici, veri, ammettere che anche per noi a volte è dura che non tutto viene spontaneo.
All’inizio di questo nuovo anni ci riproponiamo di continuare a pregare insieme e a crescere insieme. Vi facciamo dono di questo piccolo e primo catechismo familiare che tante grazie ci sta donando.
Non è nostro è della Chiesa che come madre accompagna sempre i suoi figli.

Calendario dell’avvento…seconda parte.

Eccoci di nuovo qui…Buon anno nuovo e Buon Natale….

Una serie di imprevisti ha rivoluzionato la nostra settimana prima di Natale e riesco solo ora a farvi vedere come abbiamo concluso il nostro presepio costruito con il calendario dell’avvento.

Un tranquillo pomeriggio Gregorio si è dedicato da solo al bue e asinello.

 

 

 

Una mattina con il papà, Benedetta e Maria Marta hanno costruito gli angeli. Non ho foto purtroppo ma gli angeli sono davvero adorabili

  

Una mattina da sola con Maria Marta abbiamo creato Gesù bambino e la stella cometa. Purtroppo mi sono dimenticata di fare delle foto

 

Infine per ultimo sono arrivati i magi. 

I bimbi hanno pensato di copiarli dalle statuine del presepio ufficiale

 

Re maggio Gregorio


Re maggio Benedetta


Re maggio colorato da Maria Marta

Ed eccolo tutto completo.

 

 Questo per noi è stato un Natale molto ricco, non di particolari doni materiali ma di tanti momenti speciali con amici e parenti e soprattuto nella scoperta che davvero Gesù, Dio vero, è nato da Maria in una grotta. Molto abbiamo goduto delle tante Messe festive di questi giorni, tutte ricchissime di grazie e di significato.

Davvero per noi è nato un Salvatore, davvero ne abbiamo bisogno, davvero abbiamo un Dio Padre che ci ama. La conclusione delle feste natLizie con l’Epifania annuncia la Pasqua vero culmine della vita cristiana.

Buon Natale ancora a tutti.



Calendario dell’avvento giorni 8/ 11/ 12 dicembre

Read More

Calendario dell’avvento 2017

Fare il calendario dell’avvento mi richiede sempre molta fatica. Per iniziare arrivo sempre in ritardo, scarseggio di idee, o ho pregetti complicati e interminabili. Quest’anno sono riuscita a fare davvero qualcosa in tempo di semplice ma allo stesso tempo entusiasmante .

Il tutto alla fine realizzato in notturna perchè qui ora mai non sappiamo più cosa sia dormire….😂😭😴

La mattina dopo con i bimbi abbiamo appeso un filo di spago e abbiamo attaccato ogni busta con un po di colla a caldo

Cosa c’è dentro le buste? 

Ho pensato di costruire ogni giorno un pezzettino di un presepio murale che sarà nella loro stanza dei giochi e che alla fine si realizzerà solo arrivando al giorno di natale.

Primo giorno il fondale con cielo e colline

Secondo giorno le stelle e la luna. I bimbi hanno reallizato e attaccato le stelle e la luna nel cielo. Tanto materiali diversi per effetti finali differenti.

 

Terzo giorno le palme. Gregorio e Maria Marta si sono diretti sul classico una palma disegnata e colorata per Gregorio a pennarelli per Maria Marta con le tempere.

Gregorio ha poi ritagliato da solo e riassemblato tronco e foglie.

Benedetta ha invece, su mio suggerimento costruito palme intrecciando carta velina marrone e facendo le foglie con le mani.

Terzo giorno la capanna

Gregorio e Benedetta si sono occupati dei muri e del tetto.

Io e Maria Marta della paglia e del recinto.

Abbiamo poi assemblato tutto con colla vinilica e incorporatonel presepio murale.

Per ora il risultato è questo.

Non tutti igiorni ci sono attività propresepio nelle buste. In alcuni ci sono momenti speciali come “pattinare sul ghiaccio” o dolcetti in regalo, o ancora preghiere da scrivere e imparare a memoria.

  

Ogni giorno ha la sua sorpresa in base al programma della giornata. In questo modo è un percorso completo didattico e quotidiano che accompagna ad accogliere il vero grande regalo, Gesu!

Spero di continuare a raccontarvelo fino a natale.

Buon avvento!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Costruire giochi

Questa estate in una caldissima giornata, Michele ha proposto a Gregorio e un amico,di costruire un gioco. 

È un’attività che facciamo spesso. 

Abbiamo costruito un biliardino, una tavoletta multi attività, delle maracas, insomma lavorare con materiali semplici ed assemblarli ci piace proprio. 

I progetti sono interamente realizzati dai bimbi che vi partecipano, dall’acquisto dei materiali fino all’esecuzione. Con sempre la supervisione di un adulto ovviamente.

Abbiamo visto che il divertimento è sempre assicurato.

 

Se mischio giallo e blu che colore viene?

Ormai tanti mesi fa, mi sono accorta che Maria Marta confondeva tanti colori.
Soprattutto sui secondari. Ho pensato di proporle un pò di attività alla scoperta dei colori.
Inizialmente non avevo intenzione di farle scoprire come si ottengono i vari colori ma solo di associare il nome giusto al giusto colore.
Come ogni volta che propongo qualcosa, i figli mi sospendono e mi superano e nel giro di pochi giorni siamo arrivati alla fatidica domanda ” ma se unisco questo e quello, che cosa viene?”

Ho ovviamente lasciato il timone alla mia bimba e il percorso è stato come sempre entusiasmante.
Passo a raccontarvi i primi passi e i successivi stravolgimenti…..

Erano attività pensate solo per lei, per cui le ho incentrate tutte sull’aspetto della fisicità che per la mia cucciola è molto importante.
Altra attenzione, spera di farle vedere che i colori sono parte della vita per cui siamo partiti da un materiale buono e usato in cucina; la cioccolata!
Dapprima l’abbiamo sciolta.

Una volta raffreddata, abbiamo provato a disegnare qualcosa di marrone, ovviamente ” Un tavolo mamma!”

E poi la parte forte, usiamo le mani!!!!

E poi i piedi!!!!!


Da qui ogni colore nuovo lo abbiamo fato con i piedi.

 
Fino ad arrivare a scoprire che se uniamo due colori ne viene fuori uno nuovo e diverso, come in questo esempio.

Da questo primo esempio il mischiare le tempere è diventato quotidiano fino a che Maria Marta non ha scoperto tutte le combinazioni e ha voluto realizzare il cartellone per il suo compleanno. Colorato tutto da sola!


Abbiamo scoperto poi altri giochetti con cui vedere i colori che si univano e mischiavano come questo; davvero affascinante.

Una lettura, la neve vera e la libertà di uscire a giocarci

 Sta mattina Benedetta lavorava e leggeva questo testo.


 

Improvvisamente ci siamo accorti che fuori nevicava.


Sapevo che sarebbe durata poco, così abbiamo mollato matite e quaderni ci siamo vestiti e siamo usciti.

 

 

Abbiamo anche assistito alla caduta della neve con acqua ed a un certo punto c’è stato un gran bagliore (fulmine) e poi un tuono fortissimo.

Siamo scappati subito!

 

 

Nessun uomo è un’isola

Ho tentato di scrivere questo post innumerevoli volte. Non mi piaceva mai come alla fine veniva fuori. Eppure volevo scriverlo a tutti i costi. In questo periodo in cui mi è così difficile aggiornare il blog ho ricevuto moltissime email tutte su un solo argomento, la socializzazione. Come fanno a socializzare se non vanno a scuola? Come faccio se sono in un paese dove non conosco nessuno? Ho un figlio timido e se non impara a stare con gli altri?  Come fate a insegnare loro come si sta in un contesto sociale più ampio? Non impareranno mai a staccarsi dalla tua gonna se non li butti nel mondo ecc.. ecc…

Potevo rispondere a tutti singolarmente eppure qualcosa mi ha spinto a rendere più pubblica la cosa;  non tanto per la nostra esperienza ( che ovviamente può risultare solo un esempio) ma per dire un pò di verità.
Perché parlo di verità?
Purtroppo sull’aspetto della socializzazione si celano molte bugie, miti, idee precostituite non valide e non dimostrate. Mai più di tutto vi si nasconde una bugia che ci sussurrano continuamente all’orecchio ormai sempre di più negli ultimi 40 anni. Sembrerebbe che oggi per crescere adeguatamente un figlio non bastino due genitori, poche regole, ma chiare e tanto buon senso; ma serva un’equipe di specialisti di tutte le discipline educative ed umanistiche.
Di base ci hanno convinto che l’essere umano ha bisogno di un’ospedale intero per poter funzionare bene anche sotto l’aspetto dell’educazione e comportamentale. Anche nelle relazioni non siamo, di base secondo questa corrente di pensiero, capaci se non ce lo insegna un professionista a cui è stato consegnato un attestato di laurea e che lo faccia solo dopo anni di studio.
Ecco il principio da cui parto è questo. Non serve un pedagogista per insegnarti quali limiti servono a tuo figlio e tanto meno per accompagnarlo nel mondo delle relazione dove per altro, vi svelo un segreto, sarà poi lui ad accompagnare voi. Non serve la psicomotricità (alla bella cifra di 200€ per non so quante sedute) per fargli prendere consapevolezza delle sue emozioni o per affrontarle. Non è necessario nessun particolare percorso educativo affinché evolva nel linguaggio o nel pensiero. Tanto meno serve una numerosa classe di SOLI coetanei ; capitanati da un adulto, affinché socializzi.

Adesso faccio un enorme cappello a tutto il discorso in cui sottolineo che non voglio fare un affronto a tutte quelle figure professionali che lavorano nell’educazione, il mio affronto è all’aver reso il percorso di crescita per forza vincolato a strutture e vie che vedono sempre di più la presenza di uno specialista.
E’ ovvio che ogni specialista che ho nominato è assolutamente necessario davanti a veri e seri problemi, ma appunto veri problemi non a fughe di responsabilità educative genitoriali.
Ho sentito mamme al parco dirmi ” a meno male che c’erano le dade dell’asilo a dirmi come fare per il pannolino se no non lo avrei mai tolto”; “meno male che ci hanno pensato le maestre se non non avrei saputo come fare a raccontargli che arrivava un fratello” ….
Cogliete l’assurdità dei due pensieri….?!….Credi davvero che tuo figlio sarebbe arrivato sull’altare con il pannolino se non ci fosse stata una dada di un asilo nido a insegnarglielo?
Dietro a questi pensieri c’è la falsa idea che la semplice vita e la vita di famiglia non siano sufficientemente formative e che di base nessuno sappia fare il genitore quindi generare uomini e donne alla vita. Se biologicamente puoi partecipare alla venuta al mondo di un figlio, hai in te anche tutte le capacità per generarlo alla vita in tutte le sue componenti.

La socializzazione è un falsissimo problema.
L’uomo è un essere sociale fin dalla nascita, il desiderio di entrare in relazione gli è innato, non cresce se c’è un “esperto” che lo stimola/guida/limita. La relazione ci è vitale e il bimbo la inizia con la madre prima ancora della nascita.
Venuti al mondo prima si struttura la relazione con i genitori poi piano piano ci si apre al mondo. Ognuno con i proprio particolari ritmi e tempi.
In questo ambito ci sono così tante etichette che diventano vere ferite sulle persone.
Per esempio la timidezza è quasi considerata una malattia, sembra che avere un figlio timido o riservato abbia all’ origine chissà quali turbe.
Dove sta scritto che dobbiamo essere tutti espansivi, chiacchieroni e burloni?

Il nostro primogenito sembrava un bimbo molto timido, quasi troppo a detta di alcuni. A tre anni difficilmente si lasciava andare con estranei. Ovviamente non inserendolo a scuola ogni tipo di etichetta/giudizio gli è stato dato da tutti coloro che erano esterni dalla famiglia. Noi sapevamo che era un bimbo tranquillo con una vita tranquilla e non avevamo motivo per sospettare che avesse paura degli altri. O che questa timidezza fosse in un qualche modo “patologica”.
Non si può essere timidi? e chi lo ha detto?
Invece di giudicare nostro figlio lo abbiamo sostenuto in quello che ci sembrava un suo particolare approccio di cui non sapevamo molto di più se non quello che si vedeva dai suoi gesti e dalle parole che diceva un bimbo di 3/4 anni.
Abbiamo così potuto scoprire che nostro figlio non era certo timido, anzi… Semplicemente prima di dare confidenza ad un estraneo valuta la situazione e se può dare fiducia a chi ha davanti. Successivamente al essersi chiesto se gli interessa ciò che gli si propone. Se non gli interessa sarà dura fargli prendere in considerazione la situazione.
Come poi mi disse un’amica psicoterapeuta ” più che timido questo bambino mi sembra saggio. Non solo prende atto delle vostre parole di rassicurazione ma vuole sapere da se, per una sua esperienza, se può dare fiducia a chi ha davanti.  Certo questo richiede  tempo e tranquillità; condizioni che raramente oggi si offrono ai bambini, specie in contesti scolastici.”
Del corso di circo Gregorio non aveva interesse e non ha concesso fiducia mai alla sua insegnante, al contrario della sorella.
Alla presentazione del corso di inglese per un motivo a noi ignoto l’intesa e la fiducia con la magic teacher è stata immediata e non ci sono mai stati problemi a separarsi da noi e frequentare il corso.
Così poi con il corso di nuoto dove l’istruttore prima si è dovuto guadagnare la sua fiducia, entrare in vero rapporto con lui, accoglierlo e poi passare al nuoto. Proprio due settimane fa, visto che era più bravo rispetto al livello del suo gruppo ha cambiato corso ed è andato con i più grandi e con un nuovo istruttore. Non c’è voluto molto perche si ambientasse pure lì. Ormai del cntesto si fidava ed era certamente un’attivita di suo interesse.

Parallelamente a tutto questo è cresciuta la relazione con coetanei vicini (amici ) e lontani ( incontri casuali al parco ecc..); e non coetanei.
Gregorio si presenta, chiede il nome della persona e via…
Vicino a casa abbiamo un campetto da calcio spesso frequentato da bambini di qualche anno più grandi di Gregorio.
Gregorio a volte ci va con il papà e sempre più spesso da solo. Si inserisce in autonomia nel gruppo già presente, offre la palla personale in cambio di poter giocare. A volte riceve un si a volte un no.
Quando gioca è sempre il più piccolo ( scarseggiano i bimbi di sei anni al parco a giocare a calcio in queste zone) a volte gli passano la palla altre volte passa intere partite a correre senza toccarla.
La sua crescita su questo aspetto è stata enorme e noi sappiamo che è stata rispettosa dei suoi tempi e delle sue naturali inclinazioni. Come abbiamo fatto? abbiamo ascoltato nostro figlio. Siamo partiti da tanta fiducia, dal rispetto e della stima che abbiamo per lui. Siamo stati noi ad imparare che non tutti si buttano nella mischia subito, qualcuno prima osserva, valuta e con gentilezza chiede di conoscerti. Poi non smette più di parlare a macchinetta……

Tutta un’altra storia per Benedetta. Bambina molto espansiva, fisica ma moooolto emotiva.
A vederla inizialmente diresti che lei è a posto, nessuno problema di socializzazione. Lei arriva al parco e va, corre. Posto nuovo e via parte.
Si e poi che fa? Torna indietro.
Benedetta è un’entusiasta si lancia anche fisicamente poi si ferma e valuta se vuole farlo di nuovo. Quello che si potrebbe considerare timidezza arriva dopo.
La riflessione arriva dopo; e se ti chiude la porta con molta difficoltà la riapri.
Perchè dicevo moooolto emotiva? perchè non ostante non abbia ancora 5 anni il suo cuore è davvero una profondità di emozioni complicate ma chiare, limpide. Tanto da faticare ad accettare la sconfitta, l’esclusione, i tempi più lenti dei suoi.
Benedetta viaggia a cento mila giri. Ed infatti con i coetanei dopo un pò si annoia.
Provate ad immaginarla in una classe della scuola dell’infanzia?!
Prova una tale noia che preferisce i grandi e non perchè venga trattata da piccolina e accontentata, tutt’altro!
La confondono per una coetanea e finalmente si trova a suo agio in una condizione in cui davvero per lei e la sua maturità è alla pari. Situazioni in cui a volte traina lei , a volte è trainata. Con questo dinamismo anche le sue emozioni si riequilibrano e le gestisce più facilmente.
Appoggiando questa sua libertà ci siamo dovuti ovviamente mettere in gioco perchè la nostra ragazza cerca amiche sui sette/ otto anni. Fortuna che non va a scuola e ha così tanto tempo libero da potersi adeguare ai tempi di amiche che hanno scuola, compiti e sport pomeridiani.
Parallelamente a questa socialità Benedetta è anche una bimba con una certa riservatezza dei propri spazi e una cura delle relazioni con gli altri, particolari.
L’anno scorso finita la sua festa di compleanno (4 anni) mi ha detto: ” mamma c’era troppa gente. Non sono riuscita a giocare con tutti!”
Benedetta ha ragione, nelle relazioni serve tempo per stare insieme.
Sono davvero necessari i 20 bimbi di una classe per imparare a stare insieme?
Ovviamente anche per Benedetta abbiamo avuto la nostra dose di critiche ” questa bambina non sta mai ferma” e osservazioni ” si ma non può passare il tempo solo con gente più grande” e ci siamo ovviamente interrogati e messi in discussione.
Come ovviare a questa sua fatica con i coetanei?
Abbiamo scoperto che si poteva insegnarle la pazienza. Quale dote meravigliosa e necessaria nel mondo di oggi?
Cara figliola non siamo tutti uguali bisogna imparare ad avere pazienza, elemento fondamentale nelle relazioni.
Come abbiamo fatto? Ce lo ha insegnato lei, o meglio nello stare con lei è nata l’esigenza di farle notare questo.
Non potevamo esimerci, non potevamo sorvolare su questo perchè era proprio, anzi lo è, una realtà molto presente nella sua vita e nelle sue relazioni. In casa e fuori.
Non tutti, figlia mia, vanno a centomila giri, bisogna avere pazienza; e qui anche la mamma ha avuto ed ha tanto da imparare.
Questa è una bellissima condivisione che condivido con Benedetta alla quale posso sinceramente dire “Lo so Benedetta avere pazienza richiede molta forza, ed è difficile. A volte sembra che gli altri vadano lentissimi”.
A detta di amici che nelle materne ci insegnano, Benedetta facilmente sarebbe etichettata iperattiva. Adesso che ha iniziato il corsivo vedo bene perchè. Stare su una sedia ferma per lei è un vero impegno. Nel rispetto di questa sua fatica, lascio che scelga da sola come scrivere e in che posizione. Pur ponendo le attenzioni necessarie all’impugnatura della penna. La maggioranza delle sue giornate è molto piena di movimento e il corso di circo per lei è un vero toccasana con capriole, salti, trapezio, tessuti aerei e palloni giganti su cui camminare.
Giorni fa eravamo in visita a un parco nuovo dove vi abbiamo trovato le reti elastiche o anche dette molle giganti. Durante il gioco Benedetta si è fermata è scesa dalla sua rete e si è avvicinata alla rete di fronte in cui saltava una ragazza diecenne. ” piacere mi chiamo Benedetta, tu come ti chiami?” porgendo la mano per stringerla.
Come faranno mai questi ragazzi ad imparare a socializzare? Osservano!!
Osservano il mondo attorno a sè, dove adulti bambini e ragazzi sono in relazione; e nella libertà scelgono se stringere o meno legami.

Questa forte osservazione è sicuramente molto marca ancora di più in Maria Marta la quale è un vero miscuglio di esperienza e personalità rispetto ai suoi fratelli.
Maria Marta è una furba sa quando essere riservata perchè non possiede le certezze giuste per lanciarsi, e quando invece saltarti al collo e farsi coccolare. Ha appena compiuto tre anni ed è in piena affermazione di sé. Avendo fratelli più piccoli e più grandi sta imparando a stare con tutti. A volte subisce, a volte si impone. Questo anche fuori con amicizie miste e coetanee. Condividere è difficile come se fosse figlia unica, aspettare le richiede molta pazienza.
La stiamo accompagnando con tanta pazienza e molto affetto perché non è facile come dice lei “sono un po glande un po picciola”; stare in mezzo. Anche lei ha iniziato scuola di circo e senza aver fatto esperienza di nidi e materne sa stare nel gruppo, sedersi in fila e tenere l’attenzione davvero a lungo.

In tutto questo discorso non ho volutamente toccato discorso regole, limiti, rispetto di quelle norme sociali basilari.
L’educazione spetta in primis ai genitori anche se i figli vanno poi a scuola.
Le regole, l’educazione lo stare nel mondo rispettandone le dinamiche lo imparano da noi  genitori perchè noi per primi le rispettiamo. Certamente ci sono momenti in cui dobbiamo ripetere regole già spiegate, limiti già dati, attenzioni già richiamate ma i nostri figli sono educati perché noi per primi ci sforziamo di esserlo e lo insegnano loro.
Non crediamo assolutamente che sia necessario andare a scuola per rispettare delle regole e un genitore che pensasse ” te lo insegneranno poi a scuola” verrebbe meno al proprio ruolo educativo.
L’educazione si impara in famiglia, sempre!
La socialità cioè il saper essere e stare nella società si impara stando nella società.
E’ inevitabile da genitori homeschooler porsi la domanda sulla socialità; innanzitutto perchè la maggioranza di noi a scuola ci è andata, secondo perchè in parte è un aspetto di responsabilità che fa parte della scelta.
Chi manda i figli a scuola difficilmente si sofferma su questo aspetto della crescita; chi educa i figli a casa per forza di cose deve osservare se le dinamiche sociali evolvono, crescono e si compiono in quella armoniosa crescita di tutta la persona.
Abitare in un posto nuovo comporterà per tutti mettersi in gioco, uscire e conoscere realtà nuove che magari spaventano.
Avere figli riservati richiederà ai genitori di mettere in gioco idee e capacità di sostegno, accompagnamento dell’evolversi della persona. La ricerca di ambienti ricchi di relazioni sane da offrire ai figli è un compito sempre in divenire, come in divenire siamo noi e i figli.
Anche noi, abbiamo cambiato casa spesso all’inizio della nostra vita famigliare.
Io per ovviare al problema “non conosciamo nessuno, non conosco il posto” uscivo spesso con i primi bimbi piccoli. In bici andavamo a scovare tutti i parchi nelle vicinanze. In ogni parchetto avevamo il nostro piccolo gruppo di amici. Alcuni sono stati amici per poco, altri lo sono ancora e ci si frequenta anche in altre situazioni.
Per chi frequenta parrocchie, movimenti, associazioni il problema socialità e relazioni non dovrebbe davvero esserci.
A volte il pallino della socialità è così ingombrante che noi scegliamo di staccare la spina e non vedere nessuno, oggi stiamo solo noi.
Nel crescere della famiglia e dell’età dei bimbi tante dinamiche si sono modificate e tantissime si modificheranno.
La sfida è rimanere attenti affinché ognuno possa avere la possibilità di intessere quelle relazioni soddisfacenti e ricche che ognuno di noi desidera.
Ma è anche vero che nessuno di noi è un isola, cioè vive bene da solo e quindi è anche giusto rilassarsi un pò tutti su questo tema perchè molto, tantissimo verrà da se.

Tranquilli i ragazzi educati a casa, non scappano davanti al postino che suona, anzi, saranno capaci di uscirsene candidamente dicendo
” Hai visto mamma com’ è bello?!”

Piccolo avvertimento se non mandate i figli a scuola, sappiate che ogni cosa storta o sbagliata che faranno i fanciulli sarà colpa del fatto che non li mandate a scuola. Infatti lo vediamo tutti come i bambini e ragazzi nel mondo di oggi siano buoni, composti, silenziosi ed educati. Quelli che fanno danni e casini sono gli homeschooler!

In piscina Gregorio molla il panino e si inserisce in un gruppo di sconosciuti a giocare a uno


Scoprire come aprire un cocco dal vicino di casa


Guardare i video della zia che balla


Amici di cortile


Non sto mai ferma ma se mi trucchi dieci minuti resisto


Pure i selfie, questi homeschooler sono proprio gente di mondo


Benedetta intenta a chiacchierare


Ascolto di racconti ed avventure


Sta sera mi alleno con papà. Unica regola fai tutti gli esercizi richiesti


Amici dalla nascita. Non ce lo ha insegnato nessuno


Giochi di società per tutte le età


Compleanni condivisi


Letture condivise

 

 

Scherzi e pastrocchi


Gli amici speciali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Festa dei Santi 2017

Quale miglior occasione della festa dei Santi per scoprire qualcosa di più a proposito del proprio Nome?

La vigilia di questa bella festa, mentre Elena prepara la Colazione…

mi metto alla ricerca di Immagini, Storie e Frasi da ricordare riguardo ai nostri nomi.

Ho creato e stampato un foglio formato A4 per ciascuno di Noi, che domattina potremmo leggere insieme per scoprire qualcosa di più sui Santi che ci hanno accompagnato,  e ci accompagneranno per sempre.

Ecco qui sotto il risultato…

 

Buona Festa dei Santi a Tutti