Lo stupidiario dei luoghi comuni sull’educazione parentale

Ecco le più comuni perle che abbiamo sentito sull’educazione parentale. Perle dette con assoluta sicurezza o puro terrore

Se non mandi i bambini a scuola poi non imparano a socializzare

Perché invece le scuole sono piene di bambini e adulti socializzati educati e capaci di condivisione ed empatia. Insegnate proprio a scuola

Guarda che ti vengono i carabinieri a casa

Falso! Vengono i carabinieri a chi iscrive i figli, se non li manda. L’educazione parentale è una delle scelte che prevede la costituzione.

Ve che te li tolgono.

Vedi sopra

Se i bimbi non vanno a scuola poi crescono convinti che la vita sia tutta una pacchia.

Perché invece nelle scuole siamo pieni di gente goduriosa nel rompersi la schiena di fatica. Bambini e genitori che supplicano di lavorare di più!

E come fai con la laurea?

E chi dice che tutti vogliono una laurea? E se vostro figlio volesse costruire giochi in legno? Quali aspettative sui figli generano prigioni più o meno d’orate?

Ma si può? Non è che è vietato?

Vedi sopra

Però così non è giusto,poi i figli degli altri rompono perché ci devono andare

Il genitore con coscienza educativa, fermezza emotiva e capacità di scelta.

Ma perché lo fai? Non è bello liberarsene per qualche ora ?

Il genitore che trasmette cultura.

Ma poi come fanno a imparare?

Tutti scemi prima della scuola eh?

La mamma non può essere la maestra. Io non insegno nulla a mio figlio, perché non sono laureata per farlo. Ognuno ha il proprio mestiere.

Incommentabile!!!! In sostanza uno scarica barile e responsabilità continuo

Ma dopo con la casa come fai?

Chissà, magari cade se non è sempre (leggi mai) in ordine.

Ma non lo sai che poi li bocciano?

Sono anni che a scuola non si può bocciare nessuno. Comunque gli homeschooler si, sappiatelo. Gli unici che rischiano davvero! Chi sarà più preparato alla vita alla fine?

Non fate le verifiche? E come fai a dargli i voti e a bocciarli?

Non servono, so meglio di chiunque cosa sanno e cosa no e il terrore in famiglia non funziona molto.

Ma poi lo trovano il lavoro?

A questa domanda ho posto seriamente attenzione e ho chiesto ad amici di vari settori cosa penserebbero se si presentasse loro qualcuno che non è andato a scuola. Le domande sono state poste rispettivamente a un imprenditore edile, il responsabile di un’immobiliare, il proprietario di un negozio, un contadino con azienda agricola e per finire un medico con studio privato. Tutti pur non conoscendosi hanno risposto “ subito! Meglio se non vengono da scuola. Avranno sicuramente la mente più aperta e flessibile”

Ma non vorrai farli crescere sotto una campana di vetro?

Perché le vendono?

Dai che gli fa bene staccarsi dalla gonna della mamma

Già, basta non metterla!

Secondo me poi li vizi

Invece fuori sono tutti sani, maturi, equilibrati.

È una bella idea, ma i bambini devono stare solo con altri bambini.

A si? Secondo chi? A scuola ci sono solo bambini?

Interessante,ma credo che i bambini debbano stare molto di più con adulti che non siano i genitori

L’altra versione di quella sopra. Davvero? Perché a scuola ci sono solo adulti? E come la mettiamo che quando manca la famiglia il carattere non si struttura e si cade come pere cotte nella vita?

Ma i banchi dove li avete comprati?

Usi la lavagna o la Lim?

La scuola a casa non è la scuola con banchi e lavagne dentro casa! Non abbiamo banchi e lavagne ma impariamo lo stesso. Una mia figlia ha appena imparato a leggere usando i libri gommosi dei neonati. Mentre imparava, giocava con la sorella. Nessuna scuola offre questo bagaglio di vita che fa bene alla testa, al cuore e alle emozioni ed è un ricordo indelebile per entrambe. Chi stava imparando e che cosa in quella situazione?

Scusi posso mandare mio figlio a imparare a casa sua da lunedì a venerdì. Tipo convitto. Per il vitto e l’alloggio ci accordiamo

Della serie; di mio figlio mi interesso davvero!

Avete la campanella?

No solo il campanello a cui ormai non riesco più a rispondere io.

Non va bene fare educazione parentale perché poi confondono l’autorità e non la rispettano

Infatti mi pare di aver letto un sacco di articoli di giovani educati che si prodigano ad aiutare i più bisognosi. Solo all’estero dove fanno educazione parentale da anni ci sono quei gruppi scalmanati che tirano sassi dai cavalcavia.

È ma poi non imparano a rispettare le regole

Vedi sopra!

Crescerete bambini che non sanno giocare con gli altri

I miei figli organizzano i grest in cortile per tutti gli amichetti. Se proprio mi devo piegare alla logica del confronto i miei figli sono quelli più concilianti in situazioni di gruppo.

Non si può giocare sempre nella vita.

È ben per questo che non li mando a scuola!

Crescono senza senso critico.

In casa nostra il senso critico è fin troppo sviluppato

Non si può, poi come fate con i libri di testo.

Non li compriamo ed usiamo libri veri dove non c’è quella brodaglia di riassunti per bambini che rende le spiegazioni sciocche, blande ed insipide e a volte pure sbagliate!

Io credo che impazzirei mio figlio non lo sopporto.

Almeno è sincera!

Non lo farei mai non ho libri in casa.

Sincerità n^2. Sapete che dai dati delle invalsi si evidenzia che i bimbi con genitori che non possiedono molti libri in casa, a scuola sono più carenti in logica, lessico e comprensione. Altro dato che dice che non è vero che solo la scuola ti eleva socialmente.

Guarda che poi scappano e vanno dagli amici per giocare alla play senza curarsi delle relazioni.

Cioè in sostanza cresco degli animaletti tutti dediti all’istinto!

Io sinceramente non ne voglio sapere nulla dei compiti dei miei figli, proprio non mi va.

Altro scarica barile.

Ecco alcuni esempi delle sciocchezze e cattiverie che si sente dire un genitore che sceglie l’educazione a casa. A volte tante cose sono dette direttamente ai bimbi.

Tanti rispondono semplicemente in virtù di una non conoscenza del tema ma altri, la maggioranza secondo me, denunciano un serio fastidio nei confronti dei bambini, della famiglia e del suo ruolo.

Il problema della socialità è falsissimo, ma sembra essere la preoccupazione dei più,tanto che arrivano a dire che è quello a cui serve la scuola 

Eppure mi pareva che la scuola servisse a imparare cose che non sai, a leggere e fare di conto, a imparare un mestiere ad ampliare la mente. Insomma la cultura! Mai nessuno ci risponde con la vera preoccupazione sulla cultura. L’attenzione è alla socialità e ad avere il foglio che attesta diploma e laurea, a essere uguale agli altri. Sia mai che i genitori non facciano la scelta della maggioranza e il figlio sia vittima di essere l’unico diverso. Cosa succede poi se sei l’unico ? Muori?

Ai genitori che hanno iniziato invito a scrivere le perle che vi diranno e a osservare con distanza e distacco se sono vere.

Vi anticipo che per ogni errore, difetto, difficoltà che avranno i vostri figli vi diranno che la colpa è dell’homeschooling come se i bambini nelle scuole fossero tutti preparati, prestanti, obbedienti, docili, mai capricciosi senza motivo, sempre chiacchieroni ma non troppo, sempre disposti al dialogo, puliti e mai in disordine. Insomma va tutto bene nel mondo e nelle scuole, i problemi nella società sono generati da chi non va a scuola. È così palese!

ATTENZIONE SPOILER – Pensieri e fatti…

In attesa dell’articolo ufficiale che scriverà Elena, ho deciso di dare una piccola anticipazione per chi è in trepidazione e non riesce a trattenere la fregola di sapere come è andata.

Per questo motivo condivido con voi un dialogo riportato da uno dei nostri figli il quale purtroppo SPOILERERÀ l’intero articolo che tra poco arriverà in forma integrale, ma non importa…

Come forse sapete abbiamo sempre parlato degli esami come momento bello per i nostri figli, ed anche questo anno lo è stato. Però quest’anno ci sono state alcune differenze che scoprirete…

Il dialogo riportato viene scritto così come ci è stato riferito, e si spiega da sè, non ha bisogno di ulteriori commenti.

Queste le ultime battute dell’Esame 2020 di Benedetta, dove in risposta ad un PENSIERO, discutibile ed opinabile della maestra, Benedetta risponde in pronta battuta con un FATTO, tangibile e concreto.

Maestra:

-Allora Benedetta, non vi piacerebbe venire a scuola?-

Benedetta:

-No.. no..-

Maestra:

-Perchè? Guarda che ti troveresti bene, visto che belle classi? Ti divertiresti! Non vedi come è bello qui?-

Benedetta:

-Mah, veramente tutti i miei amici mi dicono che sono fortunata a fare scuola a casa, e che non sono costretta ad andare a scuola.-

Il seme buono del Covid

Sono giorni ferventi per le scuole e per tutto il personale che vi gravita attorno. Non sappiamo benissimo cosa succede perché non essendo coinvolti non ci diamo molta attenzione. In più, i ragazzi oggi, hanno sostenuto finalmente gli esami di idoneità di quest’anno, quindi siamo proprio concentrati su altro.

Quello che invece ci capita, anche grazie al blog è questo, riceviamo lettere, telefonate che dicono, dentro esperienze diverse tutte la stessa cosa.

Vi riporto qualche estratto :

“In questi mesi di lockdown ho scoperto che stare a casa e occuparmi di casa e famiglia in toto mi piace. Non è vero che non mi sento realizzata o che sono depressa. Ho scoperto che è avvincente e molto gratificante”

“In questi giorni ho scoperto di aver dato il meglio di me ai figli degli altri. Ora i miei figli mi chiedono perché faccio tante cose per loro, quanto amore vedono nei pranzi e nelle cene preparate. Cosa è cambiato? Prima lo facevo distratta dai 200 bambini di scuola, ora solo per loro (non sono in servizio). Un dono, un miracolo viverlo e riconoscerlo. Da più parti sono vista come una disertrice, perché mai occuparsi dei propri figli se può farlo un PC? Sembra che non si riconosca il ruolo di madre, e che sia quasi strano volerlo fare. Chiedo la grazia di poterlo fare da settembre, trovando occupazione che mi porti fuori per poco tempo, o chissà fare come fate voi. Metto tutto nelle mani di Dio. “

Non avrei mai creduto di trovarmi a dire che voglio fare educazione parentale. Ho visto la scuola per quello che è. Mi si è aperta una finestra nella testa, come se fosse caduta una maschera. Al di là delle lezioni on Line, della dad, del lockdown ho visto cosa davvero fanno i nostri figli per sei, otto ore al giorno. ho visto come sono trattati ed ho visto l’inutilità inalzata a programma. La pochezza umana, il pressapochismo e la pretesa di un’obbedienza cieca e sciocca anche davanti all’errore.”

“Quanto sono stata sciocca, ho creduto alla follia che mi dovessi realizzare fuori se no sarei stata oppressa. Cosa significa realizzata poi? Ora mi pare davvero una domanda sciocca. Chi si realizza cosa fa? Conclude un puzzle? Significa che è felice? Quindi il tema non è il lavoro fuori o dentro casa ma essere felice. Con mia grande sorpresa ho scoperto che sono felice a occuparmi della casa, dei figli di servire il marito in piccoli gesti, di essere pronta al suo ritorno. Certo mi stanco, perdo la pazienza esattamente come prima ma è come se una parte intima di me sapesse di essere esattamente dove deve essere. Anche le fatiche hanno un altro sapore.”

“Questi mesi di chiusura prima e poi di vita limitata,mi hanno portato a vedere le cose in un modo nuovo. Ho preso consapevolezza che non conosco i miei figli semplicemente perché non ci sono mai. E quando ci sono dobbiamo sempre correre. Mi ha fatto male vederlo. Riconoscere che ho scelto perché lo facevano tutti. Ho scelto vie “normali” che compiacevano gli altri. Scelte che rientravano in schemi sociali come lavorare fuori casa. Perché si dovevano separare i bimbi da me perché devono essere autonomi. Ci credevo anche io in queste cose, le ho dette e ripetute ad amici. Compiacendomi di come andassero al nido a sei mesi. Ora che sono grandi vedo il tempo perso, sprecato e dei figli distanti. Che grazia che sono stati questi mesi, costretti a stare insieme sempre. Che grazia aver perso il lavoro e il miracolo nel mio cuore di non essere disperata. Sono altre le cose importanti e le ho davanti a me . Sono carne della mia carne e mi chiedono presenza, tempo e amore. Tempo, che proprio in questi mesi, ho capito nell’intimo, non essere infinito. Non sono più disposta a sprecare tempo in sciocchezze, voglio spenderlo per coloro che amo. Non posso fare educazione parentale, ma posso non cercare un lavoro e essere presente per loro. Non è vero che è uguale. Io ho visto la differenza. Faremo economia impareremo a scegliere meglio come spendere e se farlo. Ma per più soldi e più oggetti non vale la pena sacrificare il tempo per i figli. Crescono troppo in fretta.”

Lo dico senza giudizio per chi sceglie diverso , che bello fare la mamma e ancora di più la moglie a tempo pieno. Ho scoperto che sono felice, pacificata e pienamente soddisfatta. Svegliarsi prima per preparare la giornata di tutti, con il tempo di curare piccole attenzioni personali per tutti. Che bello, spero di avere la grazia per proseguire. Tante cose si dovranno incastrare, ma sento di aver davanti una scelta benedetta.”

“Ti confido che mi sento un po’ matta ma da giorni penso che potrei non tornare al lavoro e continuare a occuparmi da casa della mia famiglia. La trovò una scelta così bella ora, così semplice che mi sorprende non averci pensato prima. Ancora di più ho scoperto confidandomi con il marito che l’idea piace anche a lui. Mi ha lodata per come ho gestito tante cose durante questi mesi”

Queste e tante altre confidenze, abbiamo ricevuto in questi mesi. Confidenze spontanee, dove con sorpresa si sottolinea, che al di là di quello che sembra il pensiero comune e dominante, le donne sono felici di essere mogli, madri e sono contente di poter dedicare le loro migliori energie alla famiglia.

Ci ha sorpreso scoprire tutto questo e siamo grati di essere stati scelti come depositari di questi piccoli segreti. Tante di queste famiglie ci hanno chiesto di non mettere nessun riferimento perché temono di essere riconosciute.

Sono famiglie di tutta Italia. Chi da paesini, chi da grandi città, chi vive al nord chi al sud. Insomma non provengono tutte dallo stesso mondo sociale.

Ci è sembrato di raccogliere un seme buono da offrire a chi legge e ai nostri figli . Abbiamo incominciato intimamente a tifare per queste famiglie e per queste mamme. Abbiamo pregato diversi rosari e chiesto a conventi di pregare affinché nei loro cuori non prevalesse la paura.

Tutte queste testimonianze ci hanno ricordato un racconto di Giovannino Guareschi, in cui il crocifisso davanti a un don Camillo un po’ disperato per la perdita della fede del suo popolo, si chiedesse che fare. Il Crocifisso gli risponde “Bisogna salvare il seme. Aiutare i piccoli a conservare la fede.”

Questo ci sembra un ottimo seme da salvare e da far conoscere. C’è un popolo piccolo, sotterraneo, ignorato da tutti che ha visto un seme buono in mezzo a tanta disperazione e lo ha raccolto da terra perché non marcisse . Un popolo piccolo, inutile agli occhi dei grandi del mondo, che si accinge a piantare quel seme in terra vergine e febbricitante di vita. Ci sembra una storia bella che sa di buono e che debba essere conosciuta perché allarga il cuore, fa sorridere e come le vere storie piene di avventure ti fa addormentare con il cuore lieto è un po’ più grande.

Un seme che ti accompagna a conciliare il sonno desiderando anche per te un’avventura tanto grande da non vederne la fine ma che certamente porta vita e salvezza.

Santiago!!!

Quando tutto, o quasi, si compie.

Viene caldamente consigliata la visione del video PRIMA della lettura dell’articolo, con VOLUME ACCESO, in quanto l’audio è fondamentale.

L’impresa oggi non è solo giungere finalmente a Santiago,non sono i 15km che ci aspettano, ma arrivarci in tempo per la messa dei pellegrini italiani delle ore 10.

A Michele sono venute l’ultimo giorno, delle vesciche e anche se sono piccole, sono tante e fastidiose. Camminare non è proprio facilissimo come i giorni scorsi.

Per tentare l’impresa partiamo alle 4,30 della mattina. Camminare così al buio è difficile perché ti torna sempre il sonno addosso. Le prime due ore sono dure, a turno abbiamo tutti un cedimento. Sappiamo già come si fa, portiamo pazienza. Ci fermiamo una volta in più, acqua, pane,frutta e cioccolata aiutano.

È ancora buio ma ne mancano solo 8!

L’arrivo della luce facilità molto le cose e vedere la città in lontananza galvanizza tutti. Siamo così contenti che dobbiamo un attimo risistemarci perché qualcuno addirittura corre. Vogliamo arrivare insieme. Insieme siamo partiti, insieme abbiamo camminato, insieme vogliamo arrivare.

Ogni freccia è accolta con le grida e il conto alla rovescia dei bimbi. Più ci addentriamo in città più si fa difficile la strada, perché Santiago è in cima a un monte.

Arriviamo in piazza alle nove in punto con le campane che suonano l’ora. Siamo felicissimi!!! Siamo giunti e arrivati in tempo. Ci aspetta il nostro amico Alessandro che è arrivato due giorni fa.

In piazza non c’è nessuno e la cattedrale è accerchiata da lavori. Facciamo colazione in fretta per andare a messa.

Nella chiesa dove si celebra la messa per i pellegrini italiani conosciamo don Fabio,padre guanelliano, responsabile dell’annuncio e dell’accoglienza dei pellegrini a Santiago. Ci fa un sacco di feste e una piccola catechesi sui pellegrini e sul pellegrinaggio. Parla sempre rivolto ai bimbi e non si risparmia nel dire la verità sul cammino di un tempo e su quello di oggi. È molto bravo nel coinvolgere i bimbi, nel raccontare la storia di San Giacomo e del cammino, alternando domande ai bimbi sul loro pellegrinaggio e come lo hanno vissuto.

Purtroppo non può fermarsi per la messa perché deve compiere giri come responsabile del suo ordine. Ci scambiamo i contatti perché scatta subito un ‘intesa che fa presagire che ci rivedremo presto. Ce lo promettiamo proprio.

Corriamo a cercare una messa da lui indicata in cattedrale. Arriviamo al pelo. Affianco alla cappella in un angolo, c’è un prete anziano che confessa. Ne approfittiamo tutti, e se anche noi non capiamo e lui non capisce l’essenziale viene detto e fatto. Siamo salvi! Confessati, messa e visita alla tomba.

In tutto questo trambusto appoggio il marsupio in chiesa e lo dimentico, quando me ne accorgo è ormai troppo tardi, non si trova sotto la panca e nemmeno agli oggetti smarriti, evidentemente è piaciuto molto a qualcun’altro.

È come perdere un pezzo di pelle. Non perdo solo un oggetto, ma una parte di cammino di vita fatto con quattro figli. Con quel marsupio ci abbiamo portato i gemelli, Maria Marta e Anna. Porta con sé sudore e lacrime che ogni mamma conosce. Chi è abituato a portare tanto i bimbi in fascia come faccio io, sa che non sono solo oggetti.

Tomba di San Giacomo. Qui abbiamo depositato e pregato per tutti quelli che c’è lo hanno chiesto! Siate certi della Sua grazia.

Salutiamo Alessandro che parte per andare in aeroporto. Anche con lui rimane la promessa di rivedersi in Italia.

Adesso ci aspetta di ritirare la compostela, cioè l’attestato che racconta che abbiamo compiuto il pellegrinaggio. Arriviamo in questa via con un sacco di ragazzi seduti per terra in attesa. Noi abbiamo davanti cento numeri. Aspettiamo pazientemente. Mentre siamo agli ultimi step uno degli inservienti ci chiede l’età dei bimbi. Ci dice che Maria Marta non può riceverla perché non ha sette anni e si presuppone che prima dei sette anni e della comunione non si abbia consapevolezza di un cammino di fede.

Maria Marta capisce tutto anche se l’inserviente parla spagnolo e inizia a piangere “non è giusto io li ho camminati tutti!”

Noi ci mangiamo le mani, perché pochi mesi fa stavamo per farle fare la prima comunione, ma visto i suoi 5 anni abbiamo preferito aspettare. Anche allora pianse, ma adesso è diverso, lei davvero in questo pellegrinaggio c’è stata fino in fondo. E sul suo cammino di fede siamo più che testimoni della sua consapevolezza. Decidiamo di mentire. Quando tocca a noi dichiariamo che ha sette anni.

Ottiene la sua compostela pure lei, che considerata la lunghezza delle sue gambe è come se avesse fatto 400km.

All’uscita incontriamo di nuovo i nostri amici seminaristi. Ci scambiamo i contatti e scattiamo una foto. È l’occasione per altre belle chiacchiere e promesse reciproche di preghiere.

Il nostro pomeriggio prosegue nel trovare il nostro albergue che è esattamente dall ‘altra parte della città ed è il primo alloggio parrocchiale in cui stiamo. Costa poco e anche se lontano fa per noi.

Dormiamo tantissimo e forse finalmente ceniamo a un orario spagnolo.

Il nostro raccontarci si ferma un attimo qui . I prossimi giorni Manuel, l’Ospitalero di uno degli Albergue precedenti, ci ha trovato una casa al mare dove riposare. Nei nostri programmi avevamo calcolato più giorni di cammino, i bimbi ci hanno enormemente sorpreso. Abbiamo l’aereo di ritorno tra più di sette giorni.

Intanto, tanti hanno parlato di noi, prima tra tutti Giulia, che ci ha cercato subito. Vi lascio il Link sotto dell’intervista.

Famiglia con sei figli a Santiago: in cammino verso il cielo

Torneremo a raccontare tanti altri aspetti e a tirare le somme di quello che è stato. Tante cose preferisco farle decantare un po’.

Una sola cosa ci teniamo a raccontare. In questi giorni in diversi hanno voluto intervistarci, o tanti amici si sono congratulati per l’impresa compiuta. A noi non pare di aver fatto chissà che, visto da dentro è tutto più tranquillo e normale di ciò che sembra da fuori. In fondo abbiamo camminato e siamo stati noi otto insieme, come già facciamo. I veri eroi sono stati i bimbi. Loro davvero hanno fatto qualcosa di grande e di unico, che potranno raccontare a lungo. Loro sono davvero stati entusiasti ed obbedienti, si sono macinati tutti questi chilometri con le loro gambe. Io sono sorpresa di questo, dalla loro voglia di stare dentro a un progetto grande che intravedono appena e sono sorpresa da Dio che continua a fidarsi di noi.

Pubblichiamo tutto con molto ritardo perché non abbiamo più avuto possibilità di usare una connessione.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno seguito, chi ha pregato per noi e chi sul cammino è stato per noi il buon sammaritano. A tutti, che il buon Dio vi ricompensi con la sua infinita bontà.

Buon cammino!!

Ci siamo quasi : O Faramello

Quando manca solo un passo….

Partiamo tardi rispetto ai nostri orari perché siamo molto stanchi. Dormire di più fa bene a tutti. Fino a mezzogiorno farà quasi freddo. In questo modo facciamo tanti chilometri al fresco nonostante il nostro ritardo. Quando uscirà il sole opteremo per fermarci tante volte. Alla fine arriviamo a metà pomeriggio ma abbiamo fatto più di 20km.

Tutto il tragitto è in mezzo a paesaggi stupendi e stupenda è la nostra consapevolezza di sapere che questa è quasi la fine. Al risveglio domani andremo dentro la cattedrale di Santiago,saremo sulla sua tomba.

Per tutto il percorso la gioia e la nostalgia un po’ si mischiano. La gioia, per essere finalmente giunti e la nostalgia perché sappiamo che arrivando tutto finirà. Parliamo spesso in quel giorno, di quale pellegrinaggio potremmo fare dopo.

La mater dei

Bologna Assisi

Il pellegrinaggio di San Michele

Santiago per il cammino francese

È bello sentire che oltre le fatiche nessuno è scontento di ciò che è stato fatto. Personalmente, la cosa più brutta la imputo a me stessa. Scoprirsi, vedersi in verità è doloroso. La verità è bella sempre, ma a volte ti ferisce e starci davanti non è facile.

Una delle soste è preso una chiesa molto bella che contiene una riproduzione della statua di Santiago. È occasione per noi per riaffidarci e raccontare di nuovo la storia dell’apostolo e del suo intervento prodigioso nella battaglia di Clavijo il 23 maggio dell’ 844. Alla fine abbiamo fatto bene a prolungarci perché purtroppo in cattedrale non siamo riusciti ad entrare.

O siamo molto stanchi o qualcuno ha avuto una bella idea!

Questo paesaggio tanto bello mi aiuta con Maria Marta che affaticata inizia a piangere. Cerco di farle vedere il bello attorno,e che senza neanche chiedere arriva una brezza fresca che ci aiuta nel cammino. Quando si ferma la brezza, abbiamo un passaggio di strada all’ombra. Dopo un po’ mi dice che ha sete e la invito a fidarsi che arriverà anche l’acqua. Mi chiede “e se non c’è una fontana?” Le rispondo”Busso in una casa e la chiedo “. Sto quasi per farlo quando arriva l’acqua e pure fresca. E poi pure un passaggio!

Giungiamo infine al nostro albergue un po’ fuori il cammino ma immerso nel bosco. Per la prima volta dormiremo con vestiti lunghi perché fa freddo.

Santiago è lì, a 11km di strada per le macchine, a 15 km a piedi per noi. Dopo tutta la strada fatta ci sembra una sciocchezza quello che ci attende, eppure anche l’arrivo avrà le sue fatiche, i suoi dolori, i suoi pianti e le sue gioie.

Nella nostra vita tutto ci è dato in dono. La vita, dal suo primo e invisibile sussulto nascosto anche alla mamma che ci porta in grembo, gli affetti che ci sostengono, il necessario per farci proseguire e anche la fine comunque giunga, è un dono perché ci apre le porte del cielo a cui per tutta la vita tendiamo. Anche sul cammino tendi a una meta e quando sei in prossimità di lasciare il cammino per giungere alla metà ti dispiace. Una volta si insegnava a pregare per poter avere una morte santa. Noi ieri abbiamo chiesto di giungere insieme in modo santo e di proseguire da santi. I santi sono coloro che si sanno piccoli e in necessità di tutto, prima di tutto del perdono di Dio.

Giungeremo a Santiago nella solennità del perdono di Assisi. Noi non avremmo saputo fare programma più bello!!

Tappa a O Pino (valga)

La grazia più grande?….lasciarsi voler bene li dove siamo più insopportabili e ripartire sempre.

Partiamo con più calma, ma tra le nuvole e l’alba galiziana è buio. Usiamo le torce in un punto solo perché entriamo nel bosco.

Non è una tappa particolare,semplicemente un passaggio da un punto all’altro. Siamo stanchi, tutti. Stanchi di camminare, anche se i 15 km li finiamo in leggerezza, stanchi delle sveglie presto e di alloggi pieni di regole che si contraddicono tra loro e con le regole di igiene basilare.

Stanchi perché volersi bene, voler bene agli altri è difficile, non ne siamo capaci. Ma nessuno mai ce lo dice che l’amore è difficile, faticoso e che richiede sudore. In verità Gesù ce lo ha detto, anzi ce lo ha fatto vedere. Ma noi non gli crediamo. Ubriachi di questa cultura romantica, che ci racconta che l’amore è quella pappetta da telefilm in cui lui, indovina cosa vuole lei,senza che neanche parli.

Fantascienza!

Che poi non capisco perché non ci facciano mai vedere la cosa all ‘incontrario. Di cui ho estremo terrore perché mio marito ha desideri tecnologici di cose che non capisco e tanto meno so pronunciare. Figurati se indovino!!!!

Per non parlare dei figli, di cui ciclicamente sono convinta di aver sbagliato tutto.

Uno vuole le cose spiegate in maniera diretta ma semplice,stile sergente istruttore, ma poi da solo, ti chiede la dolcezza dei baci perugina.

Una vuole tutti i frondoli,i salti, i fiori, i colori, i ghirigori possibili. Lei vuole tutto! Sempre!

L’altra che se non le fai fare un salto carpiato con piroetta e spaccata, insieme ad un bacio sulla fronteguanciamanogamba pesta i piedi da fare buchi per terra (santa la vicina che mi abita sotto!!).

E poi gli altri due, di cui proprio non mi spiego come possano aver coabitato dentro di me per otto mesi. Uno la cresta, l’altro no. Uno doccia si, l’altro no. Quello che vuole le scarpe nere, l’altro azzurre. Uno sempre pronto a saltarti sul collo e l’altro a riempirti di baci, magari quando cerchi di ricordare il pin del bancomat alla cassa! Uno che vuole fare tutto da solo e l’alto che ti dice sempre che non riesce.

L’amore è saper stare dentro questa cosa qui. In tutto questo casotto che sono i nostri cuori, le nostre menti. Saper tenere insieme otto teste diverse, che spesso parlano tutte insieme e tutte hanno desideri e necessità legittime.

L’amore puzza di magliette sporche da lavare, del tuo piede sulla mia faccia mentre dormiamo, delle tue puzzette mai gradite nei momenti meno simpatici, delle tue richieste insistenti, dei cambi d’umore, delle tue scarpe lasciate in giro, delle cose chieste centoventi mila volte seguendo millesettecento teorie pedagogiche diverse senza ottenere che vengano fatte.

L’amore ferisce quando ti inchioda li dove non vuoi stare, sotto il sole a camminare, a cercare un posto dove mangiare, in mezzo a voi che urlate litigando per stare seduti su una panca o a chi sputa più lontano, ad ascoltare i vostri viaggi fantasiosi sui sassi raccolti; che prima sono sassi, poi caramelle, poi pappa,poi cacca, poi una bomba ” dai lancia e scappiamo!” 

Io non lo so come si fa, non so come ci riesco e se ci riesco. So che quando mi arrendo a volerci riuscire e stremata mi abbandono alla realtà, allora dopo aver detto ” Signore fai tu…” mi sovviene in mente, sempre, la preghiera alla Spirito Santo. Non la dico neanche tutta, semplicemente mi sussurro “…dammi un raggio della tua luce…”.

Io lo so che quel raggio può fare tutte quelle cose super che dice la preghiera. È già successo tante volte. Eppure ogni giorno, ogni momento bisogna ripartire.

Sempre di più scopro nel cuore, che il problema non sono gli errori o il peccato, ma l’arrendersi e credere che non si possa ripartire. Il perdono in fondo è sempre questo. Alzati, sei salvo, riparti.

Mi chiedo ultimamente se sia la croce a farci stendere le braccia o se siamo noi a stenderle su di lei.

Chi ci aiuta nel quotidiano a rimanere inchiodati con le braccia aperte?

Andiamo a letto stremati. Un sussurro nel cuore ci dice di dormire di più, che il giorno dopo, anche se partiamo tardi, ci sarà tanta ombra.

E così sarà…

Tappa a Briallos

Camminare con altri stimola e sostiene!

Partiamo insieme agli amici conosciuti ieri, a un passo molto sostenuto, i gallesi vanno forte a piedi! Infatti presto ci separiamo e restiamo noi ed Alessandro!

All’ inizio andiamo molto bene, attraverso posti molto belli e una strada mai uguale,sia come tipo di terreno,sia come altitudine. Passate le prime due ore abbondanti, ci fermiamo per una sosta e un caffè. Un signore del posto riconosce le bimbe e ci dice che siamo sul giornale! In realtà, le bimbe sono in secondo piano e l’articolo è abbastanza diffamante. In sostanza, il giorno prima, al noto ostello di Pontevedra, c’era un giornalista spagnolo. Ha scattato qualche foto ai pochi italiani che c’erano e poi ha scritto un articolo in cui parla dell ‘affluenza del cammino (diminuita) e che il 60% dei contagi covid in Spagna, sono a causa del turismo da fuori. Un simpaticone!

Proseguiamo, senza curarci troppo della notizia del giornale. Diventa un ‘occasione perché Alessandro, che ha studiato sia portoghese che spagnolo, ci spieghi alcuni aspetti storici dei due popoli.

Attraversiamo la ferrovia, peschiamo acqua da un pozzo e poi arriva il momento di salutare Alessandro. La sua tappa non è ancora finita,la nostra invece si. Se riusciamo speriamo di vederci domenica a Santiago.

Ovviamente, scattiamo le foto di rito

È bello condividere un pezzo di cammino e quando ci si trova affini, offrirsi per rivedersi nelle rispettive città.

L’albergue che ci ospita, per il covid, è stato totalmente azzerato. Noi occupiamo tutti i suoi sei posti letto.

Ci siamo solo noi,aspetto bello dopo tanti giorni di ostelli grandi e chiassosi. Affianco alla struttura, c’è un “ristorante”, che ci concede la possibilità di mangiare dentro al fresco i nostri panini, consumando un solo menù del pellegrino. Scambiamo diverse chiacchiere con la proprietaria e la figlia.

Alla sera il bar/ ristorante è ancora aperto e ci riserviamo un momento tutto nostro.

P.s. Nell’articolo di ieri il video non si poteva vedere, ora si può vedere, avevamo sbagliato l’impostazione di pubblicazione.

Pontevedra

Quando riesce lo scambio delle cuffie e scopri dei fratelli nella fede sul cammino.

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In questo giorno caldissimo ci attende una lunga tappa. Da adesso, fino alla fine, le tappe sono quasi obbligate. Ci attendono tutti tragitti tra i 15 e i 20 km.

Partiamo sapendo di avere un po’ di tempo perché il rifugio che ci ospita è una storica struttura del cammino portoghese,ma non apre prima delle 13,30.

Ormai siamo molto ben rodati. La prima ora di cammino è silenziosa per non dare fastidio ai paesi in cui passiamo in mezzo . Solitamente dopo le preghiere del mattino parliamo poco e con il fresco siamo molto veloci.

All’arrivo della luce i calorosi si tolgono la felpa e gli affamati fanno la seconda o terza colazione. Siamo come gli hobbit noi!

Vediamo anche quattro pellegrini addormentati all’inizio della nostra prima salita. Da mamma mi sono costa se fosse una scelta o se non avessero trovato alloggio.

La prima salita di oggi regala questo panorama!

20 chilometri sono lunghi ma ormai i bimbi li hanno nelle gambe. Con le soste giuste e l’acqua andiamo bene. Il rosario regala sempre energie nuove.

A un certo punto, quando siamo ormai giunti, un fatto tipo ci affianca e ci chiede ” Ma queste cuffiette sono vostre?” È Alessandro che con altri quattro amici ci ha riportato le cuffie perdute!!

I famosi amici di Alessandro sono due seminaristi e un bombeiros portoghese. I seminaristi fanno parte della comunità San Pietro. All ‘inizio gli scambio per sacerdoti e gli chiedo di confessarmi e se ci dicono una messa. Mi confessano che anche loro lo vorrebbero ma non trovano nulla. Condividiamo un rosario insieme tra italiani, portoghesi, Gallesi e tedeschi. Sapete come abbiamo fatto? In latino!! Lingua della chiesa cattolica e appunto universale!! Con il latino nessuno è escluso e anche chi zoppica alla fine lo sa. Parliamo di tante cose lungo la giornata con loro è bello trovare amici di Gesù sulla strada e condividere un po’ di preghiera.

Pranziamo insieme e poi riposiamo. Da domani per una tappa saremo in compagnia.

Ai bimbi riserviamo sempre un parco nel tardo pomeriggio prima di sera, se lo troviamo, perché far venire l’ora spagnola per mangiare è lunga. A volte hanno anche l’occasione di conoscere bimbi nuovi e capirsi. Hanno praticamente esercitato tre lingue in questa vacanza; inglese, portoghese e spagnolo. Non male per sei fanciulli che non si sono mai seduti a un banco.

Redondela

Proseguendo attraverso la Galizia, rileggendo la grazia del matrimonio.

Alla mattina, quando partiamo è buio e freddo. Ci sono alcuni tratti affianco a una super strada molto brutta. Meglio con il buio che con il caldo. Devo aver accumulato tanta stanchezza,faccio davvero tanta fatica. In realtà, gli aiuti affianco sono molti ( per dire è rimasto nuvolo fino a mezzogiorno) eppure io non ho nessuna voglia di proseguire. Al culmine della stanchezza, arrivo a farmi un sacco di domande.

Ma perché siamo venuti?

Ma noi una vacanza normale ogni tanto no?

Ma uno sraio e una birra ci facevano tanto schifo?

Ma esattamente poi perché ho detto di sì con tanto entusiasmo?

Non ho cercato una risposta ieri. So che ad alcune domande, quando si è nella fatica, non va lasciato spazio. Le nostre risposte non sarebbero vere e oggettive.

Oggi riposata, provare a raccontare tutto mi sembra più facile e sensato. Ci trovo anche una piccola e grande verità che ho vissuto altre volte.

Ho ringraziato per il sacramento del matrimonio che quando non stipuli in leggerezza (è più bello sposarsi in chiesa) ti tiene li e ti sostiene. Ieri, potevo solo andare avanti, non avevo alternative, dovevo anche darmi un contegno perché sono io, insieme a Miki, che portiamo avanti la baracca. Se strippo io, strippano un po’ tutti.

Quando diventa difficile, senza un motivo chiaro da risolvere, avere una sola via, non avere vie d’uscita, è ciò che ti permette di arrivare in fondo da vincitore.

Ieri io non avevo voglia e forze, anzi ero piena di dubbi, mischiati a un po’ di rabbia per la salita,la fatica, il sonno. Sono solo rimasta a camminare e credo davvero che il resto lo abbia fatto qualcun altro. Miki per primo, che con lo zaino si è caricato pure Anna e poi tanta tanta grazia! Io neanche ricordo bene tutta la tappa ed infatti non ci sono molte foto.

La grazia del matrimonio e delle consacrazioni è proprio questa, stare quando tutto sembra sbagliato, brutto, fastidioso e tutto il resto desiderabile. Compiere una scelta che non ha vie d’uscita è ciò che ci permette d’amare davvero l’altro, donarsi davvero fino in fondo. Lasciarsi amare davvero li dove siamo insopportabili!

Che grazia dover solo restare a camminare. Obbedire solo a questo “stare”, vedere che il roveto non si consuma e che dopo le giare sono stracolme di un vino nuovo. Perché la nostra gioia sia piena, è necessario stare.

P.S. per chi si chiedesse la risposta alle domande….

Sono venuta perché me lo ha proposto Michele e compiere un cammino, insieme con i figli, per i dieci anni di matrimonio mi sembrava il miglior modo per festeggiare, ringraziare, proseguire e perdonare perché il cammino si fa perDono a qualcuno, ed il cammino è il perdono di Dio per noi. L’espiazione nella chiesa è da sempre raccomandata e sostenuta. Siamo peccatori e Dio ci perdona sempre, ma poi c’è la penitenza. Gesù non ci va per il sottile nel vangelo ci dice di “sforzarsi perché la porta è stretta “. Le vacanze normali sullo sdraio, non le abbiamo mai fatte perché ci annoiano e poi noi non programmiamo mai vacanze è il cielo che ci offre opportunità. Questa è la prima che pensiamo noi. La birra non mi piace ed ho risposto con tanto entusiasmo perché Michele da sempre è l’unico che ha sogni e obiettivi tanto grandi almeno come i miei, non sulla carriera, ma sulla vita eterna.

Una meta meno del paradiso a noi non ci interessa!

O Porriño

Quando il brutto ti abbraccia e ti chiedi perché?

Nella vita di tutti si attraversano strade che possiamo definire brutte, proprio schifose. Dove respiri odori davvero nauseabondi, colori spenti,sensazioni sgradevoli e a volte anche compagnie antipatiche.

La tappa di oggi e la città che ci ospita sono state così. Dopo un ‘inizio solitamente tranquillo e isolato tra paesi e bosco siamo giunti alla periferia industriale di O Porrigño. Una lunghissima strada al sole in mezzo alle fabbriche. Certi odori strani, un miscuglio tra panetteria, dolci, pesce impanato e benzina.

Edifici industriali nuovi affianco a casermoni da abbattere ed una città che sembra pensata uguale alla zona industriale. Vecchio e cadente si mischiano con nuovo e sfacciato.

Lungo la via incontriamo molti pellegrini con nessuno riusciamo a fare qualche scambio di parola. Chi ci accoglie all ‘albergue è super preoccupato per il covid e ci da mille indicazioni. Dentro di me penso che quel posto in Italia non aprirebbe neanche senza covid e vederlo tanto agitato mi fa un po’ tenerezza.

Penso agli amici e parenti a casa che sono impazziti a far ripartire impianti, negozi e strutture rispettando mille paletti e in questa stanza ci sono ammassati nove letti a castello con un bagno.

A volte ti viene proprio da chiederti ” Ma perché sta roba qui?” Oggi durante la strada mi dicevo “adesso è brutto ma poi arriveremo in un bel posto ” ed invece no. Mi è rimasto in bocca solo un “ma che schifo!”

Non ho risposte, credo che semplicemente esistano momenti e città così,brutti. Non so dire che significato abbiano,sicuramente apprezzare tutto il resto, sicuramente percepire in noi il desiderio di qualcosa di più,di qualcosa di bello. Ma non ci basta, non vorremmo viverle certe situazioni; che tutto sommato noi sappiamo anche momentanee. Noi abbiamo bisogno del bello oggi, della salvezza oggi. Alla fine guardando il tutto, sarà un solo giorno brutto su tantissimi belli.

Fare memoria mi ha aiutato a cambiare marcia, a ripartire mille volte oggi, davanti alle tante cose sgradevoli che mi sono state offerte. Perché mi siano state offerte non lo so, inspiegabilmente anche la giornata di oggi valeva la gioia di essere vissuta. Anche oggi nonostante tanto grigio c’era motivo di sorridere.

Alla fine eravamo noi insieme, ancora!

Arriviamo a Tui in Spagna!!

Quando la realtà offerta non va secondo i tuoi piani e ti cambia tutte le carte in tavola : alloggio, orari, temperatura, lingua ed è molto meglio di ciò che hai progettato tu.

Per continuare a godere del fresco partiamo presto. Attraversiamo paesi e zone industriali completamente vuote. Incontriamo molti cani randagi e solo quando siamo già in Spagna salta fuori il sole. Per tutta la mattina il contatto per l’albergue non risponde.

Michele da ottimo capo di famiglia è preoccupato perché arriviamo a Tui e non siamo certi dell ‘alloggio. Nel passaggio di confine inizia il caldo e cambia l’ora ma il nostro contatto non ci risponde.

Facciamo una piccola sosta in cattedrale dove ammiriamo le meraviglie che la fede e la devozione hanno saputo creare durante i secoli

La cattedrale di Santa Maria è in stile gotico, costruita nel 1120 e consacrata nel 1225 la Cattedrale di Santa Maria de Tuy è senza dubbio la risorsa turistica più importante a livello artistico e monumentale di questo comune. Alla faccia dei secoli bui medioevali guardate che spettacolo!

Fuori ci viene incontro in ragazzo, un pellegrino dei giorni scorsi gli ha parlato di noi. Ci ha riconosciuto e viene a salutarci. Ci regala anche un suo acquarello!

Arriviamo al nostro Albergue e la proprietaria rimane sorpresa dall’età dei figli. È un po’ in imbarazzo perché ci ha detto di avere posto ma ha appena accolto un gruppo e ora non ha più spazio. Ci propone una soluzione in una casa con otto posti letto, cucina, due bagni, lavatrice; a 200m, per un costo pure più basso.

Una parte del corridoio

Quando arriviamo ci sentiamo subito a casa. C’è una cucina ginormica, lavatrice, lavastoviglie, un lettino per Anna, un seggiolone e l’idromassaggio!!!!!

Abbiamo pure l’occasione di conoscere le libre e scoprire che ci si può pesare in stone. È molto divertente giocate a convertire il proprio peso!

Il pomeriggio lasciamo a tutti il tempo di riposarsi.

Vorremmo uscire a visitare la città ma scopriamo che in Spagna la domenica è TUTTO chiuso! Anche la cattedrale che è aperta solo per una visita turistica; di un ‘ora con l’audio guida in dieci lingue, ma non in italiano. La mattina siamo potuti entrare perché c’era una celebrazione ed evidentemente nessuno ci ha fermato come avrebbe dovuto. E dire che siamo ben visibili!!

Messi tutti a letto ci riserviamo una partita a dama cinese. Domani si riparte e vi confidiamo che cercheremo di fare un mega aggancio. Michele ha dimenticato le cuffie in uno degli Albergue precedenti ed per giorni è stato in contatto con la proprietaria che gli ha detto che domani le cuffie arriveranno per mano di un pellegrino che farà tappa come noi a Porrino. Troppo bello!!!!

Chiudo la mia giornata con questo pensiero. È inutile per quanto ci sforziamo di rendere la nostra vita perfetta di incastri e programmi noi non controlliamo proprio nulla. Ne abbiamo si l’illusione, ma non è vero. Inspiegabilmente li dove c’è l’errore, la caduta o ciò che sembra la fine; la bontà di Dio ci attende e ci sorprende regalandoci le grazie più gustose.

Vorrei potermi ricordare sempre di vivere così, con questa letizia nel cuore. E adesso che ne ho ricordo nella pelle e nel cuore vorrei non finisse più.

Ottava tappa: Rubiaes-Fontoura

Quando vorresti tornare a casa solo per una S.Messa dove Gesù valga più delle norme igieniche.

Oggi altra tappa dolce per ripartire ma senza esagerare. Ultima tappa del Portogallo perché dopo passeremo in Spagna e da li mancheranno “solo” 100 km.

Partiamo con un po’ di calma perché la strada non è tanta e alla fine ci è parsa una passeggiata. Sbagliamo ancora i tempi ed infatti anche oggi arriviamo prima del previsto.

Nel nostro preregrinare ad un certo punto incontriamo delle mucche,tante mucche. Siamo molto entusiasti,tutti i bimbi eccitati ed urlanti. Se non che, ci accorgiamo che ce ne sono due libere sulla nostra strada ed hanno delle belle corna lunghe,molto lunghe. Una di queste,la prima, è un piccolo vitello e appena arriviamo la sua mamma si fa subito sentire e per noi non è molto rassicurante.

Il vitello rientra nel recinto seguito poi dall ‘altra. Siamo sollevati e riprendiamo il cammino ma dopo pochi passi ne incontriamo altre tre e pure più grandi. Una ci viene in contro e rientra nel recinto le altre due non si muovono. Proviamo ad avanzare noi e le mucche si girano e avanzano insieme con noi nella stessa direzione. Aumentano di poco il passo ci tagliano la strada e si lanciano giù per la collina alla nostra sinistra.

Arriviamo al nostro Albergue e lo troviamo subito bellissimo. Una stanza grande con letti a castello doppi e singoli addobbati con tende per separare un letto da un altro. Fuori una grande distesa di verde e quello che sembra un tentativo di costruire una piscina. Dall’altra parte della strada un parco giochi, il primo non recintato che incontriamo; i bimbi ci si fiondano.

Questa è la piscina. I proprietari l’hanno dismessa perché troppi pellegrini si ubriacavano rendendo poi la piscina un luogo pericoloso
Troviamo anche dei giochi di società per la gioia di Michele

Per finire andiamo a Messa in questa bellissima chiesa piena di nicchie votive e con questo bellissimo altare. Gesù eucarestia esposto lã in alto deve essere davvero bellissimo!Entriamo un po’ prima in chiesa e c’è il parroco che fa catechismo a grandi e piccoli. Ci sembra di sognare dopo giorni di carestia totale sia di chiese aperte, celebrazioni e confessioni. In realtà la messa si rivela molto asettica non riusciamo a fare la comunione sacramentale. Non abbiamo capito perché. Non si può uscire da dove siamo entrati ma tutti stipati dobbiamo passare dalla sacrestia. Nessuno, è dico davvero nessuno si inginocchia a salutare Gesù. Tutti sfilano come se in chiesa non ci fosse nessuno. La comunione spirituale è un grande dono ma come mi dice Benedetta “È più bello quando siamo tutto tabernacolo”. La invito a offrire questa sofferenza sono certa davvero che per Gesù sarà preziosissima. Più che la fatica dei suoi piedi. Ringrazio che i bimbi non mi facciamo ulteriori domande! Questa loro carità mi commuove. So che ne avrebbero davvero tante come infondo le abbiamo noi. Il “Todo poderoso” è davvero poderoso, così tanto che solo lui agnello immolato può lasciarsi trattare così.

Concludiamo la giornata con una cena in cortile. Si sente che ci avviciniamo alla Galizia alla sera è parecchio fresco.

Settima tappa: Labruja – Rubiaes

Il bosco bellissimo che attraversiamo è pieno di sassi da scalare. Li attraversiamo insieme, anche i gemelli si arrampicano come stambecchi. Facciamo ancora più pause per non appesantire mai il cammino proprio a loro. Camminiamo insieme al ritmo della loro curiosità ” Mamma fiore”, “Mamma sasso grande”, “Io bastone”.

Questi ragazzi sono proprio forti!!

Arriviamo in cima! Tutti!

C’è un solo momento di crisi finale e Michele da super eroe fa il babbo e se li carica in spalla. Ma ormai siamo arrivati.

Ditemi voi se non è super?!!!!

Il posto che ci accoglie sembra la cassetta in Canadà. Tutto piccino ma ben definito. Una bella casa in pietra dove con del bellissimo legno chiaro hanno ricavato letti docce e un soppalco

C’è il bastone per i selfi e non lo abbiamo mai usato. Momenti di brio madre figlia.

Facciamo qualche foto con la proprietaria che ci copre di complimenti per i bimbi educati. Mi domando a chi sia abituata visto il casino in casa e i plurimi biomicidi delle sue piante.

Questa è la pagina fb della sua casa https://www.facebook.com/pages/category/Community/NINHO-The-Pilgrim-Nest-366531883544793/

Alla sera Giovanni ci porta il suo super minestrone. Anche oggi ci è stato donato il pane quotidiano!

Sesta tappa: Ponte de Lima-Labrujia

Sempre avanti senza paura.

Ripartiamo a camminare anche se con qualche timore perché la passeggiata di ieri sera mi ha fatto sentire male più volte.

Ci siamo detti di andare con più calma e di riposare più spesso,per questo motivo partiamo presto.

È una tappa molto bella in cui incontriamo ancora un paesaggio rurale. Tante case in pietra, tanti va campi. La gente che incontriamo pare consumata da un lavoro duro e costante come è il lavoro della terra. Quasi nessun bimbo abbiamo visto in questi giorni, eppure se ne scorge la presenza dai giochi nei cortili.

La strada è facile ed il piede regge bene. Nel proseguire incontriamo due ragazze nel bosco. Sono pellegrine e hanno sentito parlare di noi negli ostelli precedenti. Carla e Fernanda son poi sempre donne!

Mentre chiacchieriamo con loro passano altri pellegrini che sono poi nostri concittadini.

È proprio bello sentire da loro i loro racconti e che anche per loro ci sono stati aiuti e sostegni lungo la via.

Arriviamo al nostro ostello di oggi “La Valada” un posto stupendo su una grande vallata ai piedi della montagna che scaleremo domani.

La difficoltà della lingua con questa signora si sente tutta. Parla un portoghese velocissimo e incomprensibile. Fatichiamo davvero tanto e la faccenda non è facile perché non capiamo quali sono i limiti del luogo e se possiamo usare alcune cose. Tutta via alla fine ce la facciamo.

Più tardi con l’aiuto del mitico Giovanni insieme in macchina porteranno il carretto all’alloggio del giorno dopo ( oggi mentre scrivo) perché ci aspetta la montagna e il carretto non sarebbe adatto. Vedremo poi che sarebbe proprio stato impossibile.

Stop!!

Un giorno di riposo,gratitudine e Dio incidenze

Dovendo riposare il mio piede, almeno un giorno, ci siamo fermati a casa di Giovanni. Il giorno precedente dopo le docce e un buon pranzo mi ha accompagnato in pronto soccorso. Ha perso il pomeriggio con me in sala d’aspetto e dopo mi ha accompagnato in farmacia e dal calzolaio aiutandomi moltissimo con la lingua.

Giovanni è un uomo italiano che come tanti, all’arrivo della pensione decide bene di andare in Portogallo mettere su un ostello per i pellegrini e offrire la propria capacità in cucina al comune di Ponte de Lima per preparare il minestrone nel grande ostello al centro della città.

Ostello di 60 posti letto al momento chiuso per covid.

Giovanni conosce bene il cammino e non solo quello di Santiago e in attesa di portarci al mare fa vedere ai ragazzi tantissime cartine e tragitti. Una bellissima lezione di geografia mi riferiscono più tardi i tre figli più grandi.

Lui ci suggerisce di passare la giornata al mare così da far scorazzare i bimbi, allenare il piede con sabbia e acqua fredda e riposarci. Sa che siamo preoccupati sul da farsi. “Caso” vuole che un suo amico la sera prima sia venuto a trovarlo già parecchio alticcio e lui avendolo accompagnato a casa avesse anche la sua macchina, grazie a quella macchina siamo riusciti ad andare alla spiaggia con un bellissimo giro panoramico ci porta a vedere l’oceano.

Vediamo anche lezioni di surf!
Chi dorme li sotto?
Benedetta cosa fai?

Conclusa la giornata in spiaggia rientriamo per cenare con Giovanni e Pegna. Prima facciamo di nuovo tappa in farmacia,non sono tranquilla perché il piede mi fa male e temo che la fascia già comprata non sia sufficiente per le due tappe di montagna che ci attendono. Vorrei qualcosa di più rigido e regolabile. Cerchiamo una farmacia ortopedica e mi metto diligentemente in fila con mascherina. Siamo sulla strada io e una signora e da fuori scorgo questo cartello affianco a uno scaffale pieno di ogni tipo di fascia tutore sportivo esistente. La scena mi rassicura perché significa che è molto comune ciò che mi è successo. La tappa di Ponte de Lima ha molti chilometri in discesa e tendini e legamenti ne risentono. Compro la fascia con uno sguardo molto più tranquillo sulla giornata successiva.

La giornata si conclude con due certezze che ci allargano il cuore :

La prima è la bontà di Giovanni e di sua moglie che si sono dimostrati buon samaritani per noi sulla via.

La seconda è la certezza che ogni nostro minimo passo è custodito e anche nelle difficoltà è previsto il meglio per noi. Il mondo pagano le chiama fortune o sfortune, i cattolici la chiamano provvidenza. Cioè che Dio provvede sempre al bene dei suoi figli. Il male del mio piede potrebbe essere considerato una sfortuna ed invece, noi abbiamo toccato con mano che è proprio una grazia e che in mezzo a sta storia si è rivelata la paternità di Dio. Siamo stati accolti, aiutati, voluti bene da chi poteva passare oltre. In più questo ritardo ci ha costretto a cambiare i piani e a incontrare gente che se no non avremmo mai incontrato. Ma questo fa parte della giornata di domani.

Credo che questo cammino metta soprattutto in risalto che nulla è per caso e che nel cammino, come nella vita, tutto è curato e custodito.

Quinta tappa: Ponte de lima

Quando conosci da vicino il pronto soccorso in Portogallo.

La giornata inizia con una colazione preparata da Fernanda e il marito. È troppo bella per rifiutare. Quindi ritardiamo la partenza e ci gustiamo con calma tutta questa bontà. La tappa che ci aspetta ci hanno detto che è molto bella, all ‘ombra e giunge a una città importante attraversando un antico ponte romano.

Il cammino è molto tranquillo,la strada davvero bella con tanti tratti in discesa. Questo ci permette di giostrare meglio le fatiche di tutti. Purtroppo si rivelerà troppo pesante e per i tendini della mia caviglia. I luoghi rurali attraversati sono al momento i più belli che ci sono donati.

Il ponte di Ponte de Lima

Su questo fantastico prato ci fermiamo a riposare, guardando il ponte nuovo di ingresso alla città. Ad un certo punto sento un fortissimo male a una caviglia. Non riesco più ad alzarmi. Il piede non va, ne in appoggio ne in scarico. Ho un punto di bruciore fortissimo. Nella “disperazione” della scena ad un certo punto p partono anche gli irrigatori e ci bagnamo tutti. È stato il regalo di un bel momento dentro una situazione brutta.

Il nostro contatto, Giovanni,viene a prenderci in macchina. Ci ospiterà a casa sua.

Nel pomeriggio mi accompagna in pronto soccorso dove mi danno un antinfiammatorio per bocca e consigliano riposo per qualche giorno.

Finiamo la giornata con un po’ di preoccupazione, qualche timore e molte domande;prima tra tutte: e adesso che facciamo?

Quarta tappa : 20km con due ore di anticipo.

Quando scopri che la testimonianza non la scegli e quando Dio si fa prossimo anche nei litigi di due coniugi.

Oggi ci aspettano 19 km con un pezzo di montagna. Sono un po’ preoccupata perché sono tre giorni che aumentiamo sempre i chilometri. Io e i bimbi presentiamo un po’ di affaticamento. Fare allungamento ha i suoi benefici ma comunque i chilometri sulle gambe si sentono. Michele nonostante lo zaino e il carretto sembra pieno di energie e sempre in forze . Sospetto un uso di sostanze non regolari… Scherzo! Credo davvero che la grazia si veda anche in questo. La giornata me ne darà riprova.

Barcelos notturna

Partiamo alle 4,24 perché i chilometro da fare sono 19 e il meteo garantisce 36 gradi alle 9.

Saliamo un po’ di quota e troviamo molta nebbia che ci regala molto fresco.

La giornata presenta il suo solito imprevisto. Non abbiamo comprato nulla per fare colazione lungo il cammino e abbiamo lasciato sfilare diversi bar. All ‘inizio li abbiamo trovati chiusi, dopo non abbiamo voluto interrompere il buon passo dei bimbi.

Scopriamo di essere molto avanti rispetto ai tempi programmati e a tutti scoppia la fame. Alla fine una vera colazione ancora non l’abbiamo fatta. Solo che il paese a cui arriviamo non ha neanche un bar. Non troviamo nulla.

Siamo costretti a proseguire fino in fondo senza soste se non per bere. Alla fine di un rosario arriviamo a casa di Fernanda!Finalmente !!! siamo arrivati con due ore di anticipo.

Questo posto inizialmente ci appare molto strano. È pieno di piante enormi un po’ ovunque. Ci sono gatti,tacchini,maiali e cani che girano per il cortile. C’è una cucina attaccata a un forno in giardino con delle pentole davvero in uno stato pietoso. La stanza e le docce sembrano davvero molto curate ma il cortile sembra il parco giochi di Tarzan. Per usare il lavatoio debbo tipo farmi spazio tra le fronde di non so quale albero.

Appena arrivati abbiamo molta fame e Michele senza battere ciglio si dirge al supermercato (altri tre chilometri!!). Decidere cosa mangiare è difficile, tra la poca scelta del mini mercato e le condizioni della cucina, Miki sceglie per dei panini con formaggio e un sacchetto di patatine. Mentre ci accingiamo a mangiare Benedetta ci ricorda l’Angelus. Fernanda riconosce la preghiera e ci dice che è bello vederci pregare insieme. Ci offre la sua cucina per la cena e mi chiede di preparare con lei della pasta. Durante il pomeriggio ci offre una torta, dei succhi, un caffè e tanti suggerimenti sui prossimi alloggi.

Michele non trovando ospitalero disposti a farci prezzi umani mi propone di fermarci un giorno in più da Fernanda per riposare e fare il giorno successivo un’altra tappa di 22 km. Non sono d’accordo perché i chilometro sono di nuovo tanti. Richiederebbero una levataccia e il caldo purtroppo i bimbi lo gestiscono davvero male. Discutiamo parecchio avendo due posizioni molto diverse e nessuna possibilità concreta per risolvere. Sembra davvero necessario caricarci di un ‘altra tappa grande oppure partire senza destinazione.

In contemporanea a tutto questo lavo i vestiti e i bimbi giocano. Ad un certo punto uno dei mille contatti sentiti in questi giorni ci dà il numero di un italiano che vive a Ponte de Lima disposto a ospitarci tutti per 50 €. Lo chiamiamo e ci dice che il suo albergo è chiuso ma che saremo suoi ospiti. Vuole venire a prenderci in macchina all ‘inizio del paese. Ci dice ” questo non è un pellegrinaggio questa è un ‘impresa. Vi aspetto. Quando arrivate fate le docce e io e mia moglie cucineremo per voi “

Il pomeriggio prosegue molto più tranquillo. Sembra che per quanto ci impegniamo sia in realtà sempre qualcun’ altro a risolverci i problemi.

A metà pomeriggio arrivano nuovi pellegrini. Uno è il ragazzo incontrato ieri le altre due ragazze non le conosciamo.

In cucina con Fernanda

Alla fine a tavola siamo in dodici perché si aggiunge un altro pellegrino

A tavola si parlano diverse lingue italiano,portoghese,inglese,tedesco,ceco slovacco. È davvero bello sentire che cosa ha spinto ognuno a intraprendere il cammino, le tappe fate,i luoghi visitati. È emozionante sentire da Fernanda come un SI detto dal suo papà abbia generato un posto tanto aperto all’accoglienza. In casa sua sono passate 125 nazionalità diverse.

Sembra davvero che per mille strade diverse alla fine tutti siamo tesi a raggiungere Lui. Fosse anche solo riconoscendolo in una preghiera prima di un pasto.

Terza tappa :Barcelos

Quando un passante ti invita a casa sua

Ci svegliamo presto e siamo velocissimi a partire. Alle 5,23 siamo in strada.

Uscire dal paese seguendo le frecce è abbastanza facile. Il terreno è difficile un po’ sassoso un po’ ghiaioso con tanta polvere. Ho la sensazione di non riuscire a prendere un giusto passo e sento la stanchezza delle gambe di ieri. Anna fatica ad addormentarsi e abbiamo una strada continuamente in saliscendi. Ci accorgiamo dopo un po’ che è molto nuvoloso. È la grande grazia di oggi che ci priva del sole fino a mezzo giorno.

Ad un certo punto dopo circa due ore di cammino arriviamo a Pedra Furada

Quello che sembrava un passo non buono sembra invece ottimo. Ci concediamo più pause perché la fame si fa sentire

Attraversiamo diversi raggruppamenti di case e si capisce che il passaggio del cammino ha reso questi luoghi centri importanti. Ogni bar,pasticceria è disponibile a firmare la credenziale. Sono luoghi che paiono davvero isolati,curati ma paiono fermi a un tempo che fu. La gente ci saluta sempre e ci augura buon cammino. Fino a quando a una fontana una signora passa e ci dice “Dopo fermatevi a casa mia” e se ne va con il suo furgone.

Restiamo un po’ interdetti….che ne sappiamo noi di casa sua….passano diversi chilometri e la troviamo sul cancello ad aspettarci. Ci regala dei biscotti e chiama il vicino che prima esce con delle mele, poi con delle banane e infine delle arance. Una a testa per ogni frutto. Fatico a convincerli a fare una foto ma ci riesco. Si chiamano Fernanda ed Evelino. Alla fine ce ne fanno una anche loro. Mentre ci allontaniamo escono altri paesani dalle finestre a salutarci.

Fernanda
Evelino

Poco dopo troviamo il cartello che indica la nostra destinazione. Ne siamo felicissimi perché siamo in anticipo e pieni di energie. Tutta questa strada sarebbe stata al sole ed invece ancora non lo abbiamo visto.

Quanto manca alla destinazione finale!

Attraversiamo Barcelos nell’ora di punta,con il centro pieno di gente e turisti. Sfiliamo diversi ostelli chiusi prima di arrivare al nostro.

All’arrivo svelo ai bimbi che hanno fatto 16 chilometri….non ci credono neanche loro. Lungo la via abbiamo incontrato solo un ragazzo pellegrino e due ragazze. In ostello dopo di noi arriverà un altro pellegrino che ci racconta di aver visto anche lui le stesse persone che abbiamo incontrato anche noi. Sappiamo che non rivedremo nessuno di loro perché noi spezziamo molte tappe. Nel male del covid questa mancanza di affluenza è per noi una grazia. Gestire il tutto con gli ostelli pieni sarebbe molto più difficile. Ma sappiamo che il buon Dio ci prepara anche a questo perché più ci si avvicina, più ci sarà gente. Siamo certi che anche in questo si nasconde una grazia, sapremo riconoscerla e viverla?

Seconda tappa : São Pedro de rates

Ieri ci siamo svegliati presto per camminare il più possibile con il fresco. Fuori albeggiava e per tre orette abbiamo camminato molto bene vedendo paesaggi davvero belli. L’ impressione, in Portogallo è che le case siano vuote, ma poi esce gente ad augurarti “buen camino” e poi a noi ci contano. 浪 Ieri e anche oggi ci spiegavano che in Portogallo tutti fanno uno massimo due figli.

Come seconda tappa è andata molto bene. La scelta indovinata di partire con il fresco si rivela perfetta per gestire le esigenze di tutti ed macinare chilometri. Alla fine tra sveglia e partenza passano 45 minuti (diventeremo più bravi ne sono certa!) e usiamo le pile solo per vestirci. Quando usciamo ci godiamo il sorgere del sole con un bel Rosario che grazie al fresco è facile da proporre e i bimbi lo dicono volentieri.

Il bosco con questo lungo muro parte praticamente dal monastero e credo abbia anche lui 1000anni

Seguire e cercare le frecce per andare avanti è un grande aiuto. Smorza molto la preoccupazione sulla strada giusta e migliore. È un ottimo intrattenimento per tutti i figli e soprattuto ti fa sentir guidato e custodito. Sono una certezza di cui non si dubita mai.

Poco prima dell’arrivo non calcolo bene i tempi dell’idrante che innaffia il campo di granoturco, ma che ha una parte di getto che bagna la strada, così io ed Emanuele veniamo innondati da una doccia fredda potente e puzzosa. Ema gradisce davvero poco.

Siamo accolti da Annabela che ci ospita proprio in casa sua. Amica di Carla inizia ad offrire ai bimbi ogni sorta di caramella e ci offre il suo bagno personale che ha una vasca e una doccia. Metto i gemelli a mollo e mi faccio una doccia in santa pace. Quando lei arriva a darmi gli asciugamani puliti ride di gusto e mi dice “buono piscina!”

Nel pomeriggio vado in cerca di una messa prefestiva per non rischiare di perdere la messa della domenica. Durante le mie ricerche trovo questa meraviglia. Seguire la messa in portoghese non è per nulla stato facile ma ci rendiamo conto di quanto piccola sia la nostra attenzione, di quanto ci distraiamo e di quanto poco ricordiamo davvero la messa. La chiesa è piena. Alla fine in tanti ci chiedono se i bimbi sono tutti nostri e se andiamo a Santiago. Davvero in tanti ci augurano buon cammino.

Andiamo a letto con la certezza che il giorno che ci attende è tutto buono anche se su un cammino nuovo lungo e ignoto. Ci sarà sempre una freccia a dirti la via.

Prima tappa: monastero di Vairao

Quando la misericordia di Dio ti sorprende

Ieri mattina abbiamo lasciato la macchina a noleggio a Vila Do Conde e da lì è iniziato il nostro vero cammino. Ci aspettavano 8km attraverso la città per giungere poi al monastero Vairao.

Dovendo consegnare la macchina siamo ovviamente partiti tardi con il sole già alto ma con un vento forte che per quasi tutto il tragitto ci ha accompagnato. Meno male perché quando il vento cessava era davvero caldo. Siamo giunti accaldati ed esausti al monastero ben dopo l’una del pomeriggio. Lungo la via abbiamo mangiato tanta frutta comprata da un minuscolo mini market, dove con il proprietario ho purtroppo discusso in portoghese廊 sul resto. Non so cosa sia successo, forse la mimica e i gesti non sono stati chiari o forse il costo mi era sembrato troppo basso e quindi il resto della spesa scorretto; ma c’è stata una non simpaticissima scena in cui discutevamo per il resto della mia spesa. Il signore era assai disturbato di non so bene quale cosa io gli avessi detto o lui avesse intese. Insomma un gran casotto solo per provar a comprare un po’ di frutta.

In realtà i portoghesi sono molto disponibili con i pellegrini e noi per il fatto di avere i bimbi siamo sempre molto ben accolti nonostante le misure Covid. Ci dicono che in generale i portoghesi sono tutti molto spaventati dalla vicenda, ma per il momento non ci è parso che la paura li abbia fermati ad accoglierci in nessun luogo.

La giornata ieri non è stata facilissima. La sera/notte precedente il caldo non ci ha fatto dormire. Mettersi seriamente in cammino stimola tutti sotto i propri punti deboli e quindi tra il caldo, il sonno, il nervoso, le paure di sbagliare strada, le lamentele dei bimbi e varie misure da prendere su camminata e gestione di tutti non sono stati chilometri facili.

Proprio li, quando non ce la fai più, ma pur con tutte le tue debolezze sei rimasto sulla strada ; la misericordia di Dio ti abbraccia e non solo ti sorprende e ti spiazza ma si mostra in tutta la sua abbondanza.

Arrivati al monastero ci accoglie Carla silva, una signora paffuta è molto cordiale. Sembra la fatina di cenerentola. Ci fa entrare in monastero trovando un luogo dove parcheggiare THULY (il nostro carretto) e ci fa vedere le stanze e le docce.

Ci dice che ci siamo solo noi e che possiamo scegliere le camere come ci troviamo più comodi. Mentre parliamo Anna si addormenta e lei si prodiga per preparare un letto con lenzuola sue e ci porta un sacco di cuscini per metterla in sicurezza. Alla fine delle sue spiegazioni mi guarda e mi dice “ Siccome hai sei bimbi i vostri vestiti li lavo tutti io oggi. Sei una super mamma!”

Passa con noi il pomeriggio e va via solo per qualche minuto. Ed è li che capisco fino in fondo la sua gentilezza. Carla ha rivoluzionato il suo pomeriggio per stare lì in monastero fare una lavatrice e stenderci la roba . Trovo uno stendino esposto al sole in una delle stanze di questo enorme monastero benedettino.

Michele le racconta che ha un po’ di difficoltà a prenotare alcuni alloggi e lei si attiva trovandoci un posto presso la casa di un’amica per il giorno seguente.

Commossi la invitiamo a cenare con noi con una carbonara preparata in suo onore. Parliamo in inglese tutto il tempo e anche i bimbi piano piano capiscono. Carla è molto brava ripete sempre tante volte e con tanta calma semplificando le frasi (scopriamo più tardi che insegnava inglese a scuola). Va via per un’oretta e torna con un dolce e una bottiglia di vino.

Passiamo una serata piacevolissima in cui parliamo davvero di tutto di Covid, del monastero , della Chiesa, ci racconta diverse esperienze di incontro che ha fatto durante il suo servizio ai pellegrini. Ci racconta di come funziona l’educazione parentale in Portogallo e dei suoi figli. Ci chiede di noi e delle nostre vite.

Ci salutiamo presto in una serata che ormai non è più calda ma caratterizzata da un fresco quasi materno. Carla ci chiede di avvisarla quando arriviamo il giorno dopo e di farle sapere se abbiamo bisogno di qualcosa lungo la via, che se può ci aiuta.

Le garantiamo le nostre preghiere per lei e per la sua famiglia e si commuove. Ci saluta terminando dicendoci di non avere paura e di guardare sempre avanti continuando a camminare.

E questo è il link del monastero

https://it-it.facebook.com/mosteirodevairao

Il monastero esiste dall’undicesimo secolo e fino al 1980 è stato un monastero benedettino sia con il ramo maschile sia con quello femminile.